Libera espressione

Febbraio 29, 2008 at 1:39 am (Uncategorized)

Siamo in democrazia.

Uno dei cardini della sospirata e esportata democrazia è la libertà di espressione, di parola. Il poter parlare e dire ciò che si pensa!

Ma quando ci è veramente concesso? quando è possibile veramente farlo?

A noi giovani spesso ci si accusa di apatia, di indifferenza! Eppure di fronte, noi giovani , abbiamo un mondo già costruito, gia formalizzato, che ha delle sue regole e scardinarle risulta davvero complicato!

Ho partecipato ad una conferenza in cui si parlava di Africa. Africa, un continente assente dalle  agende dei “potenti” perchè non fa profitto. In Africa, il rischio degli investimenti è molto alto. Le condizioni sono incerte e i profitti incerti. Si evita di fare affari perchè l’ improvviso incendio di guerre civile e la povertà imperante scoraggia gli investitori. E in un mondo in cui tutto si calcola in base al progresso  e al “dio denaro”, il continente nero rappresenta la ruota di scorta, un territorio fonte di materie prime, ma non certo centro propulsore di sviluppo. Si costruiscono infrastrutture per il trasporto di queste benedette materie prime per poi affermare: il Pil del continente è aumentato grazie agli aiuti cinesi e internazioanli in genere. 

Dunque, mentro ero lì a sentire parlare di inserimento di Africa nel mondo globalizzato, come potenziale potenza in via di svilippo capace tra qualche anno di superare e sorpassare il ruolo oggi giocato da India e Cina, mi chiedevo: ma questo aumento del Pil effettivamente a cosa si riferisce? cosa si sta prendendo in considerazione? piccole porzioni oppure l’intero popolo nero? Qualcosa mi dice che quando si parla di aumento del PIl e crescita di un paese, bisogna anche considerare la qualità della vita della gente, delle singole persone. Infatti, se il dato economico si riferisce solo a stime statistiche, queste a volte nascondono infinite discrepanze e disugualglienze. la ricchezza di un paese non si calcola in base ai centri guidati dal mondo occidentale e dalle multinazionali, ma come l’indice dello sviluppo umano evidenzia, sono importanti anche la lunghezza e l’aspettative di vita, il tasso di analfebetizzazione, la soglia di povertà, la sicurezza alimentare. Un semplice dato ecomonico del prodotto interno lordo certamente non può esaurire tutti questi aspetti.

Ceracando di far emergere anche questi punti, cercando di prendere la parola e avere un confronto con qualcuno che, data l’esperienza e l’età, dovrebbe saperne più di noi giovani e studenti, mi sono accorta di quanto difficile sia esprimere il proprio punto di vista. I miei tentativi di intervento e chiarimenti sono risultati invani. l’incredibile è che l’esperto della situazione era a circa 5 cm da me. lui vedeva le mie labbre muoversi, i miei gesti…volevo parlare, dare la mia opinione, essere conntraddetta…eppure…niente!!!!!!

 nessuno tipo di ascolto, totale indifferenza! assolutamente si era al di fuori di ogni forma di dialogo. il concetto di un dialogo consiste nell’ascoltare l’altro e nel rispondere, nel difendere la propria posizione oppure di cambiarla in base a nuovi argomenti… ma in un sistema sociale in cui tutti credono di possedere la saggezza e le soluzioni adeguate, come si può far sentire la propria voce?

Si accettano suggerimenti…

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Scusate la pezza (Sorry for the patch)

Febbraio 27, 2008 at 8:02 pm (pensieri)

Come si fa non cedere? Davanti a questo piccolo pianeta che non dà punti di rifermento fissi, come si può capire quale sia la strada? In passato i punti cardine erano tanti, l’ideologia, la religione, la scienza, la ragione. Ora chi si può veramente abbandonare ad uno solo di questi? Noi siamo cresciuti in un periodo che ha negato ogni punto fisso del passato. Ma per quale ragione? Troppe informazioni a disposizione? Troppo spirito di garantismo? Poca fede (in qualsiasi cosa)? Forse semplicemente un passaggio. Un momento di passaggio tra epoche come ci son sempre stati dall’epoca. Immaginate, tanti anni fa, quando, ad esempio, l’uomo ha scoperto come coltivare il cibo. A noi può sembrare un passaggio scontato e irrisorio, ma non penso si possa dire lo stesso per gli uomini del tempo. E più si procede nella storia e più i cambiamenti sembrano grandi ed insormontabili. Semplicemente perché questi cambiamenti si appoggiano su quelli del passato. L’intelligenza umana è indubbio che si sia evoluta col tempo, senza andare a scomodare gli avi dell’homo sapiens, anche all’interno della stessa specie sapiens (penso si possa usare il termine ’specie’), l’intelligenza si è mossa verso il meglio e quindi i passaggi son stati sicuramente più traumatici col passare degli anni mentali. Quindi, cosa aspettarsi ora? L’uomo arriverà alla conclusione un giorno che non è altro che il caso a tenerlo in piedi? Che niente siamo e niente diventeremo. Un giorno ci sembrerà normale questo pensiero? Probabilmente anche, i nostri nipoti o pronipoti nasceranno con questo concetto naturalmente inculcato, quindi rideranno di noi e delle nostre idee bislacche, e anche dei nostri problemi stupidi. Perché, una volta non esistevano i problemi più importanti della nostra generazione, quella prima e quella dopo? Perché non esisteva la depressione? Perché forse si c’era meno libertà e anche meno possibilità di farsi dei problemi. Perché ora mi rovino il cervello pensando a cosa fare del mio futuro? Perché ho la possibilità di scegliere e questa libertà porta i problemi. Avessi una vita incasellata, una carriera decisa dai miei genitori e via dicendo, non dovrei pormi il problema e probabilmente anche, sarei contento della mia situazione, perché non potrei immaginare la possibilità di scegliere che fare della mia vita. E’ sempre lo stesso discorso, l’ignoranza e pura felicità. E il passaggio, l’acquisizione di nuove libertà, son passaggi che ci affliggono come brutte malattie. Quindi, meno libertà significa più felicità? Bel paradosso. Tornando a noi. Il futuro è sicuramente incerto, anche se una volta un amico ora in Indiana, ma ha proposto la soluzione ottima. Si parlava e discuteva di ateismo e vita chimicamente causata. Si è scienziati, quindi si fatica a trovare soluzioni non provabili (si è anche informatici, quindi oltre che – e più che – dimostrabili, devono risultare formalmente corrette), quindi il mondo sta in piedi grazie ad equilibri chimici. Ho obbiettato, pensando a bei sentimenti (son un romanticone di brutta specie) che non avevano senso nel contesto chimicoso-darwiniano. La soluzione è stata sinceramente soddisfacente, l’amico mi ha risposto che i sentimenti possono essere sicuramente risultati di forze chimiche, ma son quello che sentiamo, quindi così dobbiamo sentirli, qualcosa di nostro e bello di cui godere. Elimina il sentimentalismo forse? Non penso. Nessuno ha mai individuato la causa e la natura dell’amore, ma dargli questa giustificazione mica rende nulle tutte le poesie che son state scritte in suo onore. Ma quindi, quale potrebbe essere la strada? Va bene, il mondo sta appeso alla causalità (di cui sarebbe carino discutere l’esistenza o meno) ma questo ci rende meno umani? Cosa stiamo cercando? Stiamo per forza cercando un modo per rompere le catene della nostra materialità, perché è quella che ci porta al soffrire, e immaginandoci divini, ci darebbe la possibilità di scappare da tutto ciò. Ed invece dovremmo forse capire che siamo essere umani composti da aggregati casuali ed è questa la nostra natura. Che non ci sminuirebbe, perché saremmo da una parte, una macchina perfetta come poche se ne conoscono nell’universo, nell’altra saremmo una macchina nel vero senso della parola, qualcosa che funziona a sé stante, senza motivi divini o soprannaturali che però ha trovato la soluzione alla propria esistenza. Un sistema automatico che si giustifica, che ha coscienza di sé. Ma stiamo scherzando? E’ molto più soddisfacente pensare in questa maniera. Perché abbiamo tutta questa paura che ci spinge a considerarci autosufficienti? Perché il fatto di essere qualcosa di più, implica tutta una serie di capacità che ora non abbiamo. Perché altrimenti saremmo veramente noi artefici del nostro destino e quindi saremmo la causa unica della nostra rovina. Perché non tradurre tutto ciò in pigrismo e paura? Più uomo penso, più umanità, nel bene e nel male per riuscire a ottenere la felicità e vivere meglio.
La prima parte penso sia inquietante. Son un po’ fuori allenamento da scrittura, mi scuso.

Salutino a Jokkina che segue il monocromo : )

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J’accuse…! Aritmentico

Febbraio 26, 2008 at 8:04 pm (pensieri)

Che son serviti i centinaia di anni di aritmetica, da Pitagora a Newton, da Gauss a Cantor, da Eulero a Fermat, da Lagrange a Godel… quando nessuno ha mai notato che 1+1 a volte fa 1.

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Football

Febbraio 21, 2008 at 11:22 pm (pensieri)

Quando ero pischello, c’era un film tra i tanti che mi aveva lasciato sempre quello strano sapore che pochi film sanno dare. Così a braccio e memoria, era Matineè di Joe Dante. In breve, durante la crisi dei missili di Cuba, sulla costa della Florida, diversi personaggi (anche un bellissimo e squattrinato regista John Goodman – signore mi farebbe un autografo? certo! è veramente un onore per me, signor Hitchcock – ghgh) vivono sotto la minaccia di un olocausto nucleare, per poi tornare alla loro vita di sempre scoprendosi cresciuti. La scena finale del film, dove penso di aver pianto una volta, comprende gli aerei militari sulle coste delle Florida che tornano alla base sulle note di The lion sleeps tonight. Non so quale sia il particolare che mi ha sempre colpito di quel film. Certo a quell’età pischella, la storiella d’amore tra i due marmocchi mi faceva sempre strippare, però c’era quella situazione particolare, quella paura, quella possibile fine di tutto che mi ha sempre affascinato. Penso di sapere il motivo, ma non son certo dallo psicologo…

E pare che esista una sorta di valigetta fine del mondo (so cosa vi ricorda) che il presidente usa si porta sempre dietro (qualcuno porta per lui) con le istruzioni necessarie per la controffensiva verso un attacco atomico. Particolare, ne esiste una anche per il presidente russo, solamente che è assolutamente ipertech più di quella americana. Questa valigetta è appunto chiamata football. Perchè simboleggiava il modo con cui contrattaccare (ribattere).

Necessariamente leggendo queste cose, deve venirvi in mente un film, su una guerra atomica. Guai a voi. Sapete perchè i russi bevono solo wodka? Geniale.

Comunque, ora mi sparo anche un History Channel sulla fine del mondo, come sempre vorrei ricordarvi che la fine è vicina, quindi PENTITEVI! Perchè poi nn ce ne sarà più per nessuno – notare la mia mancanza di blasfemia. Chissà… son comunque sicuro che ce la meriteremmo.

p.s.

A breve – quando ce la farà – ci saranno grandi novità per Monocromo! Una nuova autrice che affiancherà l’attuale nella scrittura dei post. Penso sarà una bella esperienza. Ho già spiato in rete – lei fino a questo momento nn lo sà – alcuni suoi articoli scritti per un giornaletto universitario, mi son piaciuti e ho proposto. Spero di riuscire a leggere un suo post a breve su queste pagine. : )

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Ale` ale`

Febbraio 20, 2008 at 5:54 pm (feeeko)

La conoscenza e` very importante. Sopprattutto quando si prende un 28 :)

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Grazie prof :)

Febbraio 19, 2008 at 7:44 pm (pensieri)

Ho sempre sostenuto (e lo dico anche ai miei ragazzi al primo anno) che una
cosa è la propria preparazione in termini di competenze e conoscenze
acquisite, l’altra (e spesso molto diversa) la sua valutazione … soggetta,
come tutte le valutazioni, a mille fattori diversi. LA prima la sai valutare
da solo, la seconda la valuta qualcun altro.
Se in questo caso ti interessa non solo la prima ma anche la seconda faccia
della questione, penso non sia un problema rifiutare ancora il voto e rifare
il tutto a giugno/luglio. E questo non influisce sui corsi che stanno per
cominciare, che puoi seguire come hai pensato e preparare senza togliere
loro tempo visto che per ***** le competenze le possiedi già.
E poi per tutti ci sono periodi di bassa autostima … causati da eventi
esterni, anche se questi, in teoria, non dovrebbero influire sulle nostre
autovalutazioni …
Quindi vai avanti tranquillo e a testa bassa!!

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Amarezza

Febbraio 18, 2008 at 10:46 pm (pensieri, rosiko?)

E’ quello che sento ora. Come al solito, non riesco a spiegare il perchè. E’ una sensazione di disturbo verso tante piccole cose che mi danno quel non-sò-chè di lento e doloroso.

C’è del marcio in giro, non solo in Danimarca. Ci son tante piccole sfaccettature di questa sfera che mi punzecchiano dentro. Non solo per me. Anche se la parte più egoistica del mio essere me lo rende ancor più lenta. E’ una sensazione che non riesco ad asprimere.

Son alcuni giorni che dico per scherzare che un giorno ‘farò esplodere qualcosa di grande e storico e lo ricostruirò’. Sta arrivando la primavera, e come sempre il mio piccolo spirito anarchico fà capolino. Un paio di anni fa, volantini. L’anno scorso, quasi ci si era organizzati. Tutti gli anni penso che questo sia l’anno buono e tutti gli anni a giugno non ho combinato niente. Quindi è inutile che continui a dire e dire. Non cambierà nulla.

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L’ultima volta

Febbraio 18, 2008 at 8:54 pm (pensieri)

Occhei, direi ufficialmente si riparte. Si riparte per i motivi del post precedente.

Necessiterebbe un piccolo riassunto delle puntate precedenti. Mi pare che l’ultimo post sia dei primi di giugno, e da quel periodo è passato veramente tanto tempo. Dunque, si è lavorato (il giusto), si è ingrapato (a sproposito), si è pianto sì (), si son intraprese nuove strade (particolari). A parte certi particolari, non è stato un gran periodo, niente di nuovo, niente di notevole, niente di quello che si sperava. Ed ora son ancora quì, a combattere per i miei sogni universitari una volta ancora, a cercare, cercare, cercare.

Sarebbe carino capire cosa sto cercando. D’altronde, in questo periodo di tumulti e dove la fede è stata persa come pure la fiducia nel futuro… gh… bisognerebbe cercare un pianeta nuovo, magari più verde, dove godersi un pochino di Eden. Il fatto è, che poco il tempo è. Perchè, come tutti ben sapranno, manca poco ormai, quindi bisogna darsi una mossina. Comunque, dalla terra islandica mi han detto che si stanno organizzando e, trovato un posto sicuro, potrò raggiungerli e portate un ospite. Chi potrei portare…? Anyone?

Comunque, per ora mi sto rodendo il fegato per questioni universitarie. Son sinceramente incazzato.

A parte tutto, cosa stavo dicendo… uhm… ah, cosa cercare. Dunque, cosa cercare?! Io lo so cosa vorrei trovare ora. Ma nn ve lo dico… ghgh (tanto lo leggo solo io ’sto blog) Sarebbero un paio di cose in verità, me ne basterebbe una, anche perchè è da parecchio tempo che sto cercando, ogni tanto mi è sembrato pure di trovarlo, ma poi si è rivelato un fake. Quindi la ricerca è ancora aperta. Sperando sia l’ultima volta.

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Ma va là

Febbraio 18, 2008 at 5:04 pm (pensieri)

Dunque, dunque

Oggi ero a cesena che preparavo il saporito Linguaggi di programmazione. Finito il libro – se nn studio in inglese nn pare sia contento – mi ritrovo a cazzeggiare sul web, e trovo gli scritti di una amica. Mi sale l’astio. Sì, perchè, anche io una volta scrivevo, papiri e papiri e papiri. E adesso. Scatta quindi la corsa affannosa alla ricerca dei miei scritti di gioventù – circa un anno e mezzo di blog – senza naturalmente trovare nulla. So sad. Nel mio cervellino quindi compare l’immagine di un blog, gh, un blog che avevo dato per perso e dove ’sicuramente ho scritto poco niente’. Ed eccolo quì. Un pirleti mi aveva ciuffato la pass e scritto un paio di interventi senza troppo senso. Ma ora, è tornato mio. Quindi, si ricomincerà?

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