Then put your little hand in mine

Maggio 10, 2008 at 10:25 pm (bello!, pensieri) (, , )

Due parole da spendere per un filmino in una freddina sera di maggio. ‘Ricomincio da capo’ (Groundhog Day – Harold Ramis 1993), un filmetto in secondo piano, oggettivamente comico e di poche pretese. Il protagonista (Bill Murray), si ritrova intrappolato in una giornata che non finisce mai in una cittadina nevosa. Mentre questo stesso giorno si ripete dalle 6 di ogni mattina, Phil capisce che può recuperare il tempo perduto ritrovando la sensibilità che non ha mai avuto. C’è modo di farlo anche per noi senza dover entrare nella magia del giorno della marmotta?

Ogni mattina alle 6, la radio lo sveglia

occhio al testo : P

stasera, se riesco, voglio pensare un po’ : )

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Connessioni

Maggio 5, 2008 at 1:09 pm (bello!, pensieri)

Mentre tornavo dalla stazione.

I sistemi complessi hanno la particolarità di creare una struttura autoorganizzata senza l’ausilio di aiuto dall’esterno. Oltre a questa caratteristica oltremodo particolare, i sistemi complessi possono evidenziare comportamenti che vanno oltre alla semplice somma dei componenti, proprio per la struttura che vanno a creare. Il fatto di essere autoorganizzanti, li rende unici e la ricerca li addita come la causa di infiniti strani fenomeni naturali o meno, tutti riconducibile a certi comportamenti anche riproducibili artificialmente. Si pensi ai sistemi economici, biologici e molecolari.

L’umanità è composta da un insieme di individui che naturalmente si organizzano, la cui totalità possiede potenzialità maggiori ella semplice somma di individui. Ma la struttura che vengono a creare è naturale e bottom-up, non necessità di controllo dall’esterno.

E allora? Allora semplicemente la nostra (mia e collega) teoria sulla necessità di tornare al piccolo ritrova dei risconstri nella matematica. Quando un sistema diventa troppo grande, il singolo perde il contatto con la struttura che gli sta intorno che viene controllato da sistemi che sono effettivamente esterni alla struttura. Quindi la struttura non si può comportare nella sua naturale maniera. Certo, la struttura di potere, deriva dalla autoorganizzazione dei singoli, ma forse questa struttura di controllo è uscita dalla natura del sistema. Creando problemi.

Naturalmente il discorso potrebbe essere generalizzato verso ogni struttura che interferisce nella natura organizzazione di autocontrollo di un sistema. Per aumentare la mia insofferenza verso ogni tipo di potere. Ma mi fermo quì per ora.

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No alle Olimpiadi di sangue

Maggio 2, 2008 at 12:54 pm (da fuori, pensieri)

Mentre questo numero era già impaginato, il popolo del Tibet si è ribellato, una volta di più. I morti si contano a decine, il primo giorno. Quando il numero sarà nelle mani dei lettori, il bilancio sarà certamente più grave. E con la rivolta e la repressione, è scattato puntuale l’inverecondo balletto della falsa solidarietà al popolo tibetano, quella che non costa nulla.
A parole, tutti condannano la repressione delle autorità cinesi. Ma queste ultime, oggi come oggi, una sola cosa temono davvero. Che l’Occidente ponga l’aut aut: se la repressione non cessa immediatamente, non parteciperemo alle Olimpiadi di Pechino. Esattamente quello che l’ipocrisia occidentale si guarderà bene dal fare. Le argomentazioni non mancheranno, ammantate di nobiltà e ragionevolezza, per scegliere una strada da sepolcri imbiancati.
Si dirà che il boicottaggio non risolve nulla, potrebbe anzi danneggiare il popolo cinese e in particolare i gruppi dissidenti, spingendo le autorità infuriate a nuovi giri di vite. Che in Cina le libertà si faranno strada, anche se lentamente, proprio moltiplicando gli scambi di ogni genere, dunque anche sportivi, oltre che economici. E via ricamando, e accompagnando il tutto con altisonanti riaffermazioni dei valori universali della democrazioni e dei diritti inalienabili dell’uomo e del cittadino.
La verità è ben diversa e la conoscono anche i sassi. Agli establishment occidentali non importa un bel nulla dei valori e dei principi, se rischiano di mettere in discussione il principio di tutti i principi e il valore di tutti i valori: Mammona, l’unico Dio che adorino, e la quotazine in borsa, suo unico riconosciuto profeta.
Il profitto viene prima, i danaro viene prima, questo proclama a squarciagola la giaculatoria interminabile delle giustificazioni e dei silenzi, l’Olimpiade della doppiezza in cui i governi occidentali si sono subito impegnati con zelo agonistico, forti di un antico e mai interrotto allenamento. Del resto, con il tempismo profetico di chi ha dchiarato di parlare direttamente con Gesù, Bush aveva tolto la Cina dalla lista dei paesi che commettono violazioni gravi dei diritti umani, proprio alla vigilia della repressione che ha colpito i sudditi tibetani.
Vorremmo poter sperare nell’Europa. Vorremmo poter immaginare che quando questo numero sarà uscito, il parlamento europeo avrà già dichiarato, alto e forte, che nessuno paese del vecchio continente parteciperà a Olimpiadi di sangue. Che i dirigenti cinesi, se non avranno rinunciato alla repressione, dovreanno pagare il prezzo, il fallimento di quelle Olimpiadi che nelle attese del regime postmaiosta dovrebbere invece celebrare il trionfo internazionale – e internazionalmente riconosciuto – della superpotenza capitastico-comunista cinese.
Vorremmo credere che i governi e schieramenti che si definiscono liberali, e per soprammercato sbandierano magari come irrinunciabili le radici cristiane dell’Europa, insegneranno ai loro concorrenti di sinistra l’intransigenza in fatto di libertà, e il loro ultimatum non negoziabile ai dirigenti cinesi obbedirà a quel ‘il tuo dire sia sì sì, no no, perchè il di più viene dal demonio’ che è la cifra inequinvocabile di chi prende sul serio il Vangelo.
Vorremmo sperare che governi e schiarementi che si definiscono di sinistra sapranno tenere alte le bandiere della libertà abbandonate dalla borghesia, come si diceva ai tempi del comunismo europeo ‘riformista’, dimostrando con ciò di essere i soli eredi legittimi delle istanze universalistiche dell’Illuminismo e delle rivoluzioni liberali.
Vorremmo sperare che se anche nulla di tutto questo accadrà in Europa, accadrà almeno in Italia, dove c’è pure sempre un papa, pur sempre obbedito dai politici di destra e di sinistra, e pur sempre disposto a sussurrare il dovere mondiale della pace e della giustizia, che della pace è l’altro nome, che possiamo leggere in infinite encicliche.
Infine, vorremmo poter aggrapparci almeno ad una speranza minimalista. Che il ‘non possumus’ dell’Italia di fronte alle Olimpiadi di sangue sappia prometterlo, anche a costo del più completo isolamento, Walter Veltroni, che l’isolamento ha dimostrato di non temere e ha voluto invece trasformarlo in una risorsa.
Vorremmo.
Ma poichè sappiamo bene come di pie illusioni democratiche siano lastricate le autostrade dei successi totalitari, contiamo solo sui cittadini. E in particolare su quei cittadini che hanno il privilegio delll’accesso ai mass-media, agli opinion-makers, gli intellettuali, le personalità dello spettacolo, gli sportivi. Il loro NO alle Olimpiadi di sangue è l’unica solidarietà concreta per i democratci del Tibet e della Cina.

MicroMega
Febbraio 08

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