let the stones crack, let the earth quake

Ottobre 22, 2008 at 1:56 am (da fuori, pensieri) (, , )

Stanotte pare non si dorma. Son già un paio di gg che fatico a prendere sonno. Ho realizzato in questo momento che sia tutta colpa mia, devo evitare di prevenire.

Il vantaggio di tutto ciò è che forse di notte vengono fuori le cose le più strane e forse sincere. O forse non è vero niente. Gh.

Penso che tra tutti i sentimenti negativi che possono passare per il cervello umano, la frustrazione sia il peggiore di tutti. Qualche mese fa ho letto un simpatico libro contenente l’andamento di una serie di conferenze, forse più corretto di ‘incontri’, tra vari scienziati della mente psicologi, neurologi e filosofi e sua santità il Dalai Lama. Lo scopo di tutto ciò era un confronto tra la scienza della mente occidentale e quella orientale, il buddismo. Mi ha relativamente stupito leggere che nella filosofia orientale esiste una catalogazione di tutti i sentimenti umani, positivi e negativi. Certo le difficoltà del confronto comprendevano anche la lingua, perchè certe emozioni in tibetano possono essere espresse attraverso più parole e vice-versa. Ho riflettuto successivamente in particolare su questo elenco ed in particolare sulla frustrazione perchè mi sembrava piuttosto interessante. Da quel che ricordo, orario e memoria mia a parte, la frustrazione derivava dalla fusione della rabbia con la infelicità. In un altro senso si può descrivere (in italiano) come invidia. L’invidia nasce dall’infelicità essenzialmente e si propaga nella rabbia quando ci si accorge della felicità altrui. E’ particolarmente nociva se ci si sofferma un attimo, e particolarmente negativa. Perchè abbina l’insoddisfazione personale con la rabbia nei confronti del prossimo. Chi non ha mai provato un qualcosa del genere? Una analisi più ampia diventa a questo punto snella. Chi non si è sentito appagato almeno una volta dalla propria esistenza? E chi non ha mai notato che l’erba del vicino è estremamente più verde della propria. Indi? Indi si sviluppa un sentimento negativo nei confronti degli altri. Esempietto più pratico per pochi (forse uno solo) lettori del monocromo. Grazie all’uni ho conosciuto particolarmente un soggetto che vive nell’inedia più totale. Nella mancanza di spirito di iniziativa e di vita. Questo soggetto è sempre risultato, non solo ai miei occhi, poco simpatico. Ho sempre pensato che questo derivasse dal fatto che, pur nella sua infelicità, questo personaggio rappresentasse un po’ quello che molti di noi vorrebbe: vivere a modo proprio. Perchè noi ci si sbatteva da mattina a sera – perchè la vita questo è, senza voler essere negativo perchè in questo momento non lo sono affatto – mentre questo continuava nella propria lenta esistenza, ma la mancanza di cause di problemi implica la mancanza di problemi. Premettendo che mai al mondo avrei fatto cambio con lui, mi torna alla mente un post di un blogghino che tenevo anni fa, intitolato ‘Niente nuove’. La riflessione (o le baggianate che dir si voglia) del tempo, prendeva spunto da un adagio della mia nonna per cui ‘Niente nuove, buone nuove’. Nei miei momenti da diciottenne depresso ho pensato che tutto ciò avesse un senso, col passare degli anni però ho rifiutato (ed il post del tempo era il mio J’accuse) questa concezione. La spiegazione, e mo’ me la rido, deriva da una altro adagio di un vecchissimo amico che purtroppo ho perso col tempo, il quale una sera di boria o forse sbornia, mi disse ‘Gabry, la vita quando vuole è un vero casino, però quando spacca, spacca sul serio’. Non penso di aver bisogno di spiegare più di così. Erano bei tempi, piccola parentesi malinconica, ero appena tornato dall’interrail e certi giorni il cielo mi si apri sopra la testa così, forse senza motivo. Forse dovrei rifare mio quell’adagio, perchè mi pare ancora più che attuale. Tutto questo logorroico discorso per dire che la felicità è solamente dentro di noi, e tutto ciò è palese davanti a tutti. Quando si è felici, innamorati ad esempio, tutto è bello, perchè non si può cercare in giro qualcosa che è solamente dentro di noi. Certo, stamattina ho parlato con la mia mamma via skype, la quale ha suggerito che dovrei pensare meno. E’ curioso tutto ciò, curioso più che altro perchè in tanti me lo hanno suggerito ma mai me lo son sentito dire dalla mia mamma. Penso che, come al solito, sia colpa mia che non condivido tutto ciò col resto del pianeta. Anche ora che lo sto facendo, mi sto nascondendo dietro ad un diario online. Cmq, a parte tutto, bisogna riflettere sulla frustrazione, e tenere sempre a mente cosa significa. Da una parte per capire meglio gli altri e dall’altra per evitare stupidi battibecchi come quelli di stasera.

Scusami collega, dovevo dirtelo prima.

Dovrei imparare dagli altri italiani quì, più relax.

Ogni tanto mi dimentico di quanto sia bello scrivere. Una volta (basta!) era la mia via di fuga, mentre gli altri fuggivano con l’aereo, io lo facevo con le parole; mi dispiace un sacco aver perso anni di scritti. Inutile dire quante volte abbia iniziato pensando di scrivere un ‘Piccolo vadevecum dell’esistenza’. Oltre che stupido son sempre stato parecchio modesto… E mi dispiace non aver mai concluso niente. Più concentrazione cribbio! Me lo ripeto un sacco in questi giorni ma forse ancora non ci son arrivato. Troppe distrazioni? Non saprei, penso troppi pensieri che distraggono. Puntualizzazione derivante dal fatto che ‘distrazioni’ è forse troppo positivo come termine.

E’ veramente fiQo questo ciddì, Volk per la cronaca. (Il termine Volk è uno di quei vocaboli tedeschi le cui connotazioni trascendono l’accezione specifica. Volk è una parola assai più pregnante che non “popolo”, dal momento che, per i pensatori tedeschi, fin dall’inizio del Romanticismo germanico, sullo scorcio del diciottesimo secolo, Volk denotava una serie di individui legati da una “essenza” trascendente, volta a volta definita “natura” o “cosmo” o “mito”, ma in ogni caso tutt’uno con la più segreta natura dell’uomo e che costituiva la fonte della sua creatività, dei suoi sentimenti più profondi, della sua individualità, della sua comunione con gli altri membri del Volk.)

Mi ha fatto un sacco piacere, l’esternazioni di affetto ricevute in questi giorni. Con il distacco, tante cose diventano più chiare e forse diventa anche più facile esprimerle. Altro particolare che mi pare naturale ma per questo motivo mi fanno arrabbiare un sacco; perchè bisogna avere una scusa per notare queste cose? Più attenzione amici miei, più attenzione a tutti i particolari che pervadono la nostra giornata. E’ difficile, difficilissimo, ma la puta mierda bisogna farlo. Il mio spagnolo è ancora giovane, non fateci caso. Cercare, cercare, cercare! Non fermarsi mai. Leggevo per puro caso ieri (che pezza stasera eh) un articolo di uno studio americano per cui la continua attività mentale protegga da malattie come l’alzeimer. Modestia a parte, ero arrivato a questa conclusione (com’ero intelligente :P ) in un post di qualche anno fa. Allora come ora mi dispiace fare confronti, però è notevole come una continua attività aiuti a vivere più a lungo. Mi dispiace perchè questo confronto deriva dall’osservazione dei miei nonni. Ho visto personalmente negli anni, spegnersi il nonno che se n’è andato oramai un anno fa, penso perchè (riferimento molto difficile ma azzeccatissimo:”the old man spoke up in a bar, said I never been in prison, a lifetima serving one machine, is ten times worse than prison”) una vita di lavoro in fabbrica piano piano sbruciacchi neuroni.

Che dire, penso sia arrivato il momento di coricarsi. Senza pensieri e con la soddisfazione della scrittura che, come sempre mi fa sentire vivo.

Buonanotte

1 Commento

  1. Erasmus « Monocromo ha detto,

    [...] per le vacanze di Natale, e la cosa mi fa piacere. Per intenderci, era l’amico citato in let the stones crack, let the earth quake : [...]

Pubblica un Commento