Zing!
Manifesto del futurismo
1-Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2-Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3-La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.
5-Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7-Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
8-Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
9-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore.
10-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
11-Noi canteremo le locomotive dall’ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E’ dall’Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.
Queste le parole con cui Filippo Tommaso Marinetti – 20 Febbraio 1909 – Parigi
A breve, un commento
Un giorno me ne ricorderò
I PEDIATRI LANCIANO CAMPAGNA: UN GIORNO SENZA TV
ROMA – Un giorno senza Tv per i bambini: mantenere spento il piccolo schermo per 24 ore invogliando i piccoli ad altre attivita’. E’ l’appello dei pediatri ai genitori. Un’iniziativa, spiegano, per sensibilizzare gli adulti sui pericoli da ‘overdose’ televisiva anche in relazione alla crescente obesita’ tra i ragazzi. A lanciare la campagna ‘Un giorno senza tv’ e’ la Societa’ Italiana di Pediatria (Sip). Obiettivo: sollecitare le famiglie a trovare alternative ai pomeriggi, alle serate, e soprattutto ai pasti, davanti alla televisione.
”Sappiamo bene – afferma Pasquale Di Pietro, presidente Sip – che non e’ con un giorno di ‘moratoria’ che si risolvono i problemi, ma il nostro obiettivo e’ sensibilizzare genitori e ragazzi sul fatto che la Tv non deve essere una necessita’ e che ogni tanto se ne puo’ anche fare a meno. Se poi la giornata senza Tv diventasse una abitudine settimanale tanto meglio”.
Dalle indagini sugli stili di vita condotte annualmente dalla Sip sui ragazzi tra i 12 e 14 anni di eta’, infatti, emerge chiaramente che l’eccesso di Tv condiziona in peggio i comportamenti degli adolescenti: da quelli alimentari a quelli sociali. Tra le cause, sia l’effetto dei messaggi e dei modelli che la Tv veicola, sia il fatto che piu’ del 20% dei giovani passa oltre 3 ore al giorno davanti al piccolo schermo. Il che comporta, continua Di Pietro, ”meno attivita’ sportiva, meno socializzazione, meno stimoli culturali, meno tempo trascorso con i genitori”.
Nel lanciare la campagna, sottolinea inoltre il vicepresidente Sip Gianni Bona, ”la Sip vuole anche evidenziare l’affollamento pubblicitario nella fascia oraria specificatamente destinata ai ragazzi, che dovrebbe invece risultare ‘protetta”’. Lo stop alla tv, anche se solo per un giorno, dunque, puo’ essere un buon ‘inizio’ anche per prevenire sovrappeso e obesita’, mali sempre piu’ diffusi tra i piccoli.
- BIMBI ITALIANI SEMPRE PIU’ GRASSI, PROBLEMI PESO PER 1 SU 3: Secondo gli ultimi dati del ministero del Welfare, ogni cento bambini della terza elementare 24 sono in soprappeso e 12 obesi. Complessivamente, si stima che siano oltre un milione i bambini tra i 6 e gli 11 anni con problemi legati al peso eccessivo: piu’ di un bambino su tre. Il sovrappeso appare molto diffuso, con valori vicini alla media nazionale del 24%, in diverse aree del Paese; mentre l’obesita’ e’ un problema che tocca maggiormente le regioni del Sud, con il primato negativo alla Campania (21%), seguita da Sicilia (17%) e Calabria (16%), contro una media nazionale del 12%. Tra i fattori responsabili del fenomeno ci sono le cattive abitudini alimentari, ma anche la scarsa attivita’ fisica (solo un bambino su 10 ha un livello di attivita’ fisica raccomandato per la sua eta’) e l’eccesso di sedenterieta’ con troppe ore trascorse, appunto, davanti la tv.
- OVERDOSE PICCOLO SCHERMO: Troppa tv per i piccoli. Tanto che, secondo uno studio dell’Universita’ Cattolica, nell’arco della scuola elementare i bambini italiani dedicano ciascuno 11 mila ore allo studio e 15 mila ore alla tv. Non solo: sono 4 milioni i bambini tra i 3 e i 10 anni che passano in media 2 ore e 40 minuti davanti al video. E se una famiglia italiana su tre tiene la tv accesa all’ora di cena, il 28% la tiene accesa anche al mattino a colazione. Cosi’ 6 bambini su 10 stanno almeno due ore al giorno davanti alla televisione – due ore e’ il tempo massimo consigliato dai pediatri – ed uno su 4 trascorre in sua ‘compagnia’ oltre 4 ore al di’.
http://ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_819718735.html
Aspettando la petite
Buondì,
son quì, nella biblioteca dell’università (sinceramente un po’ rumorosa per i miei gusti) a lavorare sul famoso elaborato di cui le avevo parlato nella mail precedente. Le rubo 5 minuti per un dubbio filosofico.
In breve, attraverso vari tools creati dal laboratorio di ricerca di Marne la Vallée (http://www-igm.univ-mlv.fr/~unitex/) e da altre università (http://www.ims.uni-stuttgart.de/projekte/corplex/TreeTagger/DecisionTreeTagger.html) estraggo da file in input (un anno di articoli di Le Monde) tutte le parole ’semplici’ e le forme composte. Di queste, partendo da una basedi parole aventi una categoria semantica (fornita dal professore), devo individuare la categoria semantica in base alla ’similarità’ (notare che non ho scritto ’similarità semantica’) con quelle già conosciute. Il calcolo è semplice, in base alla frequenza che queste anno con la base di conoscenza, le categorizzo.
Ora… ho discusso tante volte insieme a Rudy sulla possibilità di usare il termine ’semantica’ in informatica e la soluzione finale è stata che essenzialmente è impossibile. Ma ho riflettuto anche da solo, grazie al corso di informatica teorica, ed effettivamente ’semantica’ è un termine improprio. Perchè? Perchè ogni algoritmo, che sia informatica o matematica, consiste in una serie di passi possibili perchè basati sulle regole grammaticali (mi pare si chiamino anche ‘regole’ di un sistema formale). Si tratta però sempre di calcoli su rappresentazioni della realtà, quindi abbiamo da una parte i simboli e dall’altra gli oggetti reali, quindi un qualcosa che cerca qualcosa di sematico sara f:
f: simbolo -> oggetto reale
giusto?
Solo che la funzione, dato che stiamo lavorando informaticamente, sarà qualcosa che si basa sui simboli, che sarà relegato al mondo dei simboli, quindi non potrà uscire da questo mondo. Ergo, la funzione f non può esistere.
Tutto ciò per dire che son rimasto deluso quando a lezione ho capito come avveniva il processo di ricerca semantica, perchè è essenzialmente statistica. Però penso che non ci sia modo di uscirne.
La semantica può essere forse simulata o forse neanche simulata perchè forse il mondo delle immagini è un sottoinsieme del mondo reale (una immagine è comunque reale).
Forse cambiando la base di f? Quindi una base non solamente sintattica, quindi niente macchina di Turing per noi?
Mi scusi la pezza ma mi aveva detto ‘fammi sapere’… : )
Grazie e a presto
Gabriele
Domenica è sempre domenica
Ed oggi è sempre sabato, weekend.
Mi manca un sacco la mia piccola signorina, per fortuna verrà a trovarmi a breve. Son anche un po’ stanchino e devo progettare, aspetto un amico poi mi ci metto. E’ strano come la mente vaga guardando lontano. Lo so, son un vecchio romanticone della prima specie, però è così, spero di riuscire a giungere in tempi non troppo lunghi al mio prospetto. Perchè lì è caldo e dolce. Perchè la dolcezza del calore di ogni suo abbraccio è come una di quelle belle storie del passato in cui, a parte tutto, quello che importa e stringersi forte.
So resistere a tutto
Tra l’altro quì vicino c’è anche la tomba, però sinceramente non son un suo grande fan, quindi non l’ho vista ancora…
Ci son alcuni piccoli particolari del mio carattere, notoriamente vizi che non mi piacciono per nulla. Dovrei concentrarmi su questi piccoli particolari, perchè son sicuro che dipendono da una mancanza di qualche tipo che posso far finta non esistano (avevo in mente un altro termine ma sto perdendo il vizio di parlare italiano). E’ difficile però, come è difficile ora scrivere qualcosa di sensato senza tradurlo dal francese… penso sia positivo, però mi dispiace. Cmq… devo concentrarmi caspio, per eliminare questi vizi. Perchè l’unico problema è che ogni volta che ci cado, è perchè me li concedo, perchè penso sia giusto. Ed invece non è così…
Patti Smith @ L’atalante – Jean Vigo
100%
E’ difficile certe volte, trovare la concentrazione necessaria per fare tutto ciò che si dovrebbe. Il motivo di solito è uno solo, le altre distrazioni. Come ora, non riesco a continuare a scrivere perchè penso ad altro.
D’amore di morte e di altre sciocchezze
E’ strano come certe sensazioni capitino così, all’improvviso. Basta poco certe volte per sentirsi bene, per sentire che tutto può girare dal verso giusto. Così alle volte, basta un festa un po’ violenta (per il mio cervello, niente più) tanto più che tra le coperte la mente viaggia ed il giorno dopo è difficile ricordare quei versi. Quei versi che si è ripetuti infinite volte per essere sicuri di imprimerle nella memoria e che poi si fatica a far tornare alla mente. Ma così va, e me ne rammarico. Perchè so che sempre potrei farli venire davanti ai miei occhi, anche senza la violenza della festa. Devo solo pensare a te, pic.
E per ora, pallidamente, ricordo questo pezzo. Per te.
Immenso Charlie.
Sempre più a fondo
Mi sta aprendo gli occhi un libretto che ho comprato a Ginevra ( :° ) del Dalai Lama. Lo so, lo so. Forse dovrei interrompere questo isolazionismo buddista che mi porto dietro da mo’, però forse non è ancora arrivato il momento… cmq, questo libretto è veramente bello, perchè supera il primo livello di conoscenza, il livello di wikipedia per intenderci, e incomincia ad andare un attimo più nel profondo nella metafisica buddista. Ed è bello per un personaggio come me, notoriamente filo-formalismi, perchè dà una visione più precisa di tutta questa grande storia. E stamattina mi son accorto che il discorso relativo al grande grafo super connesso (vedi un paio di post fa) è reale. L’ho visto nella residenza, quando l’umore generale è positivo, tutti ne risentono. E’ bello tutto ciò e mi fa pensare.
Come mi fa pensare, in questi giorni per nulla malinconici, ai bei tempi andati. Mi son venute in mente tante cose degli anni passati in questi giorni. Senza assolutamente tristezza. Però ogni tanto viene a galla il periodo tra il 2004 e il 2007. Ho passato mille ore a leggere, a parlare con le persone più strane (in chat e realmente), a vedere un sacco di film estremi… estremi. Penso che l’apice sia arrivato con La corazzata Potëmkin che devo ammettere è bello, a me è piaciuto. E poi tutta la serie di Ed Wood Junior, compreso quello di Tim Burton, tutti i Chaplin, i Buster Keaton e Il gabinetto del Dottor Caligari, Nosferatu e L’ombra del vampiro, tanti filmini 80’s, Spie come noi, Cannonball, tutta la serie di Chevy Chase, e tutti i film che i miei amici di #bolognina mi consigliavano, Ciuf, Flo` e tutti gli altri che oramai si son persi nel tempo. Senza parlare di tutta la musica che ho ascoltato, tutte le volte (mi è tornato in mente ieri) che saltavo come un pirla sulla sedia per la versione (a mio modesto parere) punk di Sweet Jane. Devo ammetere che mi manca un po’ quel periodo e spero di poterne vivere un altro simile in futuro.
Circa
Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — io non augurerei a nessuna di queste ciò che io ho dovuto soffrire per cose di cui io non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui io sono colpevole. Io sto soffrendo perché io sono un radicale, e davvero io sono un radicale; io ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano [...] (dal discorso di Vanzetti del 19 aprile 1927, a Dedham, Massachusetts)
Ed è proprio in questo senso che oggi molti anarchici sostengono che i loro compagni ingiustamente incarcerati o uccisi non sono affatto innocenti; sono invece perseguitati perché sono ciò che sono, e dal punto di vista del potere, sostengono, non vi è alcun errore di giudizio.
Ho trovato questo articolo semi-non pubblicato in giro per il monocromo, mi ricordo la sera in cui l’ho scritto e quello che pensavo e provavo, quindi mi sembra carino dargli luce. Mi son dimenticato la data che era memorizzata, youtube (robe da informatico) mi dice un anno fa, la prendo per buona anche se io avrei detto Febbraio 2008.
Campioni del mondo
Ma veramente sono così asociale io? Vorrei fare una attenta auto analisi questa sera che ne ho il tempo.
Quando ero piccino, non più di 8 anni fa, ho avuto un problema. Questo problema mi ha cambiato la vita. Senza entrare nel dettaglio, era difficile per me incontrare le persone, tante persone, e sopprattutto stare in mezzo alla gente, alla folla. Certo, non lo augurerei mai a nessuno, tanto meno ad un pischello di 17 anni. Cmq. Non mi voglio dilungare in lunghe e noiose lungaggini e autogiustificazioni, semplicemente c’era un problema, che me ne davi altri. Questi ultimi non mi permettevano di fare la vita normale da 17enne, per un certo tempo neanche la vita normale e basta, tipo uscire di casa. Ricordo il momento in cui son arrivato alla valle più profonda, perchè da quel punto lì si poteva vedere la cima della montagna dove volevo arrivare. E lì ho pensato:’non può andare sempre così, non può continuare così, bisogna raggiungere la vetta’… E da lì, ho affittato due sherpa tibetani (a quel tempo potevo permettermeli solo indiani) ed ho incominciato la risalita. Ed è stata lunga, tanto che ancora dubito della strada fatta fino ad ora. Questa prima parte della storia potrebbe dare un po’ di luce al discorso iniziale. Perchè i sherpa c’erano eh, però erano solo loro ed io. Ed è lunga arrivare in fondo al sentiero. Tanto da impiegare anni ed anni ed alle volte non essere neanche sicuro di dove si è arrivati. Successivamente, ho cambiato sherpa e ho preso in prestito (mi sembra più rispettoso in questo contesto) due sherpa tibetani. Questi mi accompagnano ancora adesso, anche quando un sentiero sembra portare a niente, e tante volte è successo, anche quando verrebbe voglia di lasciarsi trasportare a fondo valle. Certo, oltre ai due sherpa, ho trovato tante persone lungo il sentiero, ognuno con un piccolo suggerimento da darmi su come continuare la salita. Ed ora? Bè, ora si sta bene quì. Però penso che qualche cosa sia rimasto, non qualcosa di necessariamente negativo, però cmq qualcosa che forse prima del problema non ero. Semplicemente non mi ricordo come ero, forse andando veramente tanto nel passato, posso trovare qualcosa di diverso da ora, però è veramente tanta la strada da fare. Quindi, non ci interessa. Forse, ora, sono solo un po’ timido per certi aspetti, un po’ insicuro, e per altri semplicemente un po’ misantropo o forse un po’ eremita. Non succede così spesso di dare confidenza la volo con le persone, non è paura di fare amicizia, forse paura di quello che l’amicizia può comportare. Son un personaggio strano io, faccio fatica ad uniformarmi a quello che mi sta intorno ed essenzialmente non mi interessa proprio. Mi piace stare come ora, mi piace pensare di poter fare quello che voglio, anche se tutti gli altri non lo fanno. Perchè fare ciò che non voglio non mi fa stare semplicemente bene. E allora? Allora ci sono le sere che voglio stare per i fatti miei e pensare a me stesso pensante [cit.], allora mi piace stare con le persone che mi piacciono, non ipocritamente essere amico di tutti, perchè non posso esserlo, allora mi piace vivere come mi fa star meglio, pronto a ragionare sul mio cervello quando qualcuno di cui ho fiducia me lo permette.
Penso di aver scritto tutto questo solamente per me. Anche perchè penso di avere, se proprio è festa, 3 lettori. Forse avrei dovuto intitolare questo post (o articolo, come lo chiama wordpress, anche se mi fa un po’ paura come termine) Perchè sì, ma questa è la frase che mi ha detto Antonio (PA) stasera, saluto francese ma sempre ricordando chi siamo. Perchè non senso uniformarsi, nel piccolo, nel piccolo, nel PICCOLO! C’è la soluzione. Nella varietà che rappresentiamo sta il nostro valore.
anche Fritz lo lasciava scritto tra le righe.
Mi sembra stupido ancora, a 26 anni, dover scrivere di queste giustificative. Mi sembra una cosa da 16enne metallaro. Forse perchè c’è ancora qualcuno che esige da me certi atteggiamenti? Non penso. Forse perchè sto cercando di arrivare da qualche parte ed esprimo questo mio soffuso rosico, accusando? Non penso. Forse perchè quel problema ha cambiato una piccola connessione sinaptica che non potrò più cambiare? Peut être.