Due parole
Per oggi son soddisfatto, sto prendendo piano piano il ritmo e avendo ancora tempo davanti a me, penso di potermela giocare. Sperando anche nella magnanimità del prof, che comunque sarebbe lecita.
Ancora una volta, ieri sera in particolare, ho sentito una sorta di malessere diffuso, più mentale che fisico, una sorta di disagio di sorta. Ed oggi, parlando con la petite, ho scoperto che pure lei ha avuto queste sensazioni. Come al solito, questo rientra in una casistica che conferma le mie teorie. In particolare, l’empatia che ci contraddistingue e che penso si possa estendere a tutto il resto. Che si possa applicare questa empatica al grande grafo fortemente connesso? O, più correttamente, che il grafo fortemente connesso possa essere influenzato da questa sorta di telepatia che chiamo semplicemente empatia? E che quindi le interazioni tra li esseri umani (mi son stancato di scrivere uomini perchè è riduttivo) possano comprendere qualcosa di intangibile o forse tangibile solo sviluppando una certa sensibilità? Potrebbe essere così. Certo si sfocia nella metafisica e forse nella magia (asd) però, ad esempio, wiki riporta nella definizione:
Il termine “empatia” è stato equiparato a quello tedesco “einfühlung”. Coniato, quest’ultimo, dal filosofo Robert Vischer (1847-1933) e, solo più tardi, tradotto in inglese come “empathy”. Vischer ne ha anche definito per la prima volta il significato specifico di simpatia estetica. In pratica il sentimento, non altrimenti definibile, che si prova di fronte ad un’opera d’arte. Già suo padre Friedrich Theodor Vischer aveva usato il termine evocativo “einfühlen” per lo studio dell’architettura applicato secondo i principi dell’Idealismo.
Che forse allora questo flusso possa essere aggiunto ad un’opera d’arte o comunque a qualche oggetto del mondo sensibile? Mha, a parer mio sarebbe una bella teoria, anche se son convito che l’artista di valore riesca ad interpretare una esigenza che risiede già dentro di noi, quindi niente a che fare con flussi magici. Altri studi, sempre liberamente tratti da wiki (e mi dispiace un sacco dover attingere da questa fonte più povera, ma non ho possibilità di studiare queste cose, cribbio!) parlano di capacità naturali del cervello umano, espandibili dalla fisicità ai sentimenti, di emulare i comportamenti che vengono osservati:
Fondamentali, in questo contesto, sia gli studi pionieristici di Darwin sulle emozioni e sulla comunicazione mimica delle emozioni, sia gli studi recenti sui neuroni specchio scoperti da Giacomo Rizzolatti, che confermano che l’empatia non nasce da uno sforzo intellettuale, è bensì parte del corredo genetico della specie.
Quindi si ritorna sul piano fisico ancora una volta. Ed è sempre questo il concetto che ho della filosofia buddista, di ricondursi sempre a verità di tipo fisico-psicologico.
Conclusione? Mi piace la piega che sta prendendo il monocromo, mi paiono post un pochino più profondi del solito (prometto una spiegazione più accurata dell’ultimo post) e mi piace pensare di avere una musa.
Edith Stein: “Empath [...] is the experience of foreign consciousness in general”