Post malinconico
Sull’aria di Somewhere over the rainbow di Israel Kamakawiwo Ole’.
Oggi ultimo esame scritto a Marne la Vallée. Male, estremamente male, penso di non contarci per nulla. Però mi sento un attimo più leggero, e più pensieroso. Perchè la fine è sempre così, quando si arriva alla conclusione di un certo periodo o si guarda indietro e vengo alla memoria tanti ricordi. Son in biblio, esattamente nel tavolo dove mi son seduto la prima volta 4 mesi fa. Ero partito carico ancora con l’abitudine studiaiola italiana e leggevo un libro sui compilatori gh la ragazza davanti a me, ignara del mio francese ancora giovincello, mi ha chiesto Je vais à fumer, est-ce vous restez la pour me regarder l’ordinateur? Ed io ho risposto La ou? Naturalmente ho capito dopo giorni cosa mi avesse chiesto, e alla stessa maniera ho capito quanto fosse intricato il francese parlato. Poi c’è stata la snervante ricerca degli esami, con mail verso l’italia e disperazioni di vario genere, le corse burocratiche e gli insulti da parte di quella ignorante della segretaria. Poi piano piano i corsi, quelli che son riuscito a trovare. Mi ricordo perfettamente la prima lezione di Traitement de langue, mi ricordo sopprattutto perchè pensavo a quando avrei ripensato a quel momento ghgh ad ora. Mi ricordo la soddisfazione appena uscito per aver capito tutto quello che il prof aveva detto, ai tempi, era un gran passo avanti. E quindi, lezioni su lezioni, il francese che migliora, le amicizie che si fanno più strette. Fino alla rottura. Mi ricordo una sera in cui dovevo decidere quando partire per Ginevra, che ho saggiato la rottura. Mi ricordo lo stress accumulato in giorni e giorni di studio con pochi risultati visibili che ad un certo punto è svanito nel nulla. E’ stata una grande soddisfazione, mi son sentito libero. E’ un po’ come il nirvana penso, ed è graduale, non improvviso da zero a mille. E più volte ho sentito questa sensazione attraversarmi i neuroni durante questi mesi. Penso sia stata questa la grande vittoria. E, naturalmente, l’aiuto della petite è stato provvidenziale e necessario. Per questo je l’adore. E poi, il progetto, il progetto infinito per il quale ho scritto codice persino sulla RER! E a Parigi, a casa di Abdool, che ha passato il tempo a guardarmi scrivere codice mentre cercare foto del nuovo Mac. Che persona fashion, sopprannominato successivamente Dolce & Gabbana per alcune foto compromettenti su fb. E dopo la splendida gitarella a Geneve anche la petite mi ha fatto visita nella 2° capitale del mondo. Perchè nel tempo ho maturato la convinzione che (approssimando) siano esistite 3 capitali del mondo, del mondo occidentale naturalmente: Roma, Parigi e New York. E via! Per le strade della ville des lumieres, al Centre Pompidou, alla Cité des sciences, a DysneyLand Paris dove siamo tornati i pischelli che in fondo siamo ancora. E devo confermare le voci per cui Parigi sia una città romantica. Noi almeno, abbiamo risentito di questo romanticismo. Poi la festa di Natale e compleanno di György quando si incominciava già a sentire l’odore di questa fine. Grande festa comunque, la più riuscita secondo me. E poi Natale ed il ritorno all’ovile per una decina di giorni. Particolare, più impegnativo forse il ritorno che l’arrivo in Francia. Ma di questo si è già parlato. Il capodanno malato, ghiaccioso e koalosissimo [cit.] ed il ritorno, a quanto pare scolasticamente inutile a Torcy e gli amici nuovi che, come per quelli vecchi, mi mancheranno. Quindi, giunto alla fin della tenzone, incerto sull’arcione cerco di risalir. Il titolo è ezzeccatissimo, questo è un post malinconico, di quelli che ho sempre adorato. Da una parte i sorrisi che escono ricordando il passato, dall’altro l’amarezza perchè tutto sta finendo, da un lato la voglia di continuare questa esperienza (seppur in maniera diversa) e dall’altro la voglia di un po’ di relax italiano. Quindi? Basta quindi, non si conclude niente, si continua. PTVL!
elena ha detto,
Gennaio 26, 2009 a 1:13 am
zio…mi sei triste…il brutto dei viaggi sono le cose/persone che lasci a casa…però il bello poi è tornare e ritrovarle tutte li e avere tante cose nuove dentro di se, che sia un buon francese o nuovi amici.