Post malinconico

Gennaio 21, 2009 at 12:34 pm (da fuori, pensieri) (, , , )

Sull’aria di Somewhere over the rainbow di Israel Kamakawiwo Ole’.

Oggi ultimo esame scritto a Marne la Vallée. Male, estremamente male, penso di non contarci per nulla. Però mi sento un attimo più leggero, e più pensieroso. Perchè la fine è sempre così, quando si arriva alla conclusione di un certo periodo o si guarda indietro e vengo alla memoria tanti ricordi. Son in biblio, esattamente nel tavolo dove mi son seduto la prima volta 4 mesi fa. Ero partito carico ancora con l’abitudine studiaiola italiana e leggevo un libro sui compilatori gh la ragazza davanti a me, ignara del mio francese ancora giovincello, mi ha chiesto Je vais à fumer, est-ce vous restez la pour me regarder l’ordinateur? Ed io ho risposto La ou? Naturalmente ho capito dopo giorni cosa mi avesse chiesto, e alla stessa maniera ho capito quanto fosse intricato il francese parlato. Poi c’è stata la snervante ricerca degli esami, con mail verso l’italia e disperazioni di vario genere, le corse burocratiche e gli insulti da parte di quella ignorante della segretaria. Poi piano piano i corsi, quelli che son riuscito a trovare. Mi ricordo perfettamente la prima lezione di Traitement de langue, mi ricordo sopprattutto perchè pensavo a quando avrei ripensato a quel momento ghgh ad ora. Mi ricordo la soddisfazione appena uscito per aver capito tutto quello che il prof aveva detto, ai tempi, era un gran passo avanti. E quindi, lezioni su lezioni, il francese che migliora, le amicizie che si fanno più strette. Fino alla rottura. Mi ricordo una sera in cui dovevo decidere quando partire per Ginevra, che ho saggiato la rottura. Mi ricordo lo stress accumulato in giorni e giorni di studio con pochi risultati visibili che ad un certo punto è svanito nel nulla. E’ stata una grande soddisfazione, mi son sentito libero. E’ un po’ come il nirvana penso, ed è graduale, non improvviso da zero a mille. E più volte ho sentito questa sensazione attraversarmi i neuroni durante questi mesi. Penso sia stata questa la grande vittoria. E, naturalmente, l’aiuto della petite è stato provvidenziale e necessario. Per questo je l’adore. E poi, il progetto, il progetto infinito per il quale ho scritto codice persino sulla RER! E a Parigi, a casa di Abdool, che ha passato il tempo a guardarmi scrivere codice mentre cercare foto del nuovo Mac. Che persona fashion, sopprannominato successivamente Dolce & Gabbana per alcune foto compromettenti su fb. E dopo la splendida gitarella a Geneve anche la petite mi ha fatto visita nella 2° capitale del mondo. Perchè nel tempo ho maturato la convinzione che (approssimando) siano esistite 3 capitali del mondo, del mondo occidentale naturalmente: Roma, Parigi e New York. E via! Per le strade della ville des lumieres, al Centre Pompidou, alla Cité des sciences, a DysneyLand Paris dove siamo tornati i pischelli che in fondo siamo ancora. E devo confermare le voci per cui Parigi sia una città romantica. Noi almeno, abbiamo risentito di questo romanticismo. Poi la festa di Natale e compleanno di György quando si incominciava già a sentire l’odore di questa fine. Grande festa comunque, la più riuscita secondo me. E poi Natale ed il ritorno all’ovile per una decina di giorni. Particolare, più impegnativo forse il ritorno che l’arrivo in Francia. Ma di questo si è già parlato. Il capodanno malato, ghiaccioso e koalosissimo [cit.] ed il ritorno, a quanto pare scolasticamente inutile a Torcy e gli amici nuovi che, come per quelli vecchi, mi mancheranno. Quindi, giunto alla fin della tenzone, incerto sull’arcione cerco di risalir. Il titolo è ezzeccatissimo, questo è un post malinconico, di quelli che ho sempre adorato. Da una parte i sorrisi che escono ricordando il passato, dall’altro l’amarezza perchè tutto sta finendo, da un lato la voglia di continuare questa esperienza (seppur in maniera diversa) e dall’altro la voglia di un po’ di relax italiano. Quindi? Basta quindi, non si conclude niente, si continua. PTVL!

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Due parole

Gennaio 13, 2009 at 6:16 pm (da fuori) (, , , )

Per oggi son soddisfatto, sto prendendo piano piano il ritmo e avendo ancora tempo davanti a me, penso di potermela giocare. Sperando anche nella magnanimità del prof, che comunque sarebbe lecita.

Ancora una volta, ieri sera in particolare, ho sentito una sorta di malessere diffuso, più mentale che fisico, una sorta di disagio di sorta. Ed oggi, parlando con la petite, ho scoperto che pure lei ha avuto queste sensazioni. Come al solito, questo rientra in una casistica che conferma le mie teorie. In particolare, l’empatia che ci contraddistingue e che penso si possa estendere a tutto il resto. Che si possa applicare questa empatica al grande grafo fortemente connesso? O, più correttamente, che il grafo fortemente connesso possa essere influenzato da questa sorta di telepatia che chiamo semplicemente empatia? E che quindi le interazioni tra li esseri umani (mi son stancato di scrivere uomini perchè è riduttivo) possano comprendere qualcosa di intangibile o forse tangibile solo sviluppando una certa sensibilità? Potrebbe essere così. Certo si sfocia nella metafisica e forse nella magia (asd) però, ad esempio, wiki riporta nella definizione:

Il termine “empatia” è stato equiparato a quello tedesco “einfühlung”. Coniato, quest’ultimo, dal filosofo Robert Vischer (1847-1933) e, solo più tardi, tradotto in inglese come “empathy”. Vischer ne ha anche definito per la prima volta il significato specifico di simpatia estetica. In pratica il sentimento, non altrimenti definibile, che si prova di fronte ad un’opera d’arte. Già suo padre Friedrich Theodor Vischer aveva usato il termine evocativo “einfühlen” per lo studio dell’architettura applicato secondo i principi dell’Idealismo.

Che forse allora questo flusso possa essere aggiunto ad un’opera d’arte o comunque a qualche oggetto del mondo sensibile? Mha, a parer mio sarebbe una bella teoria, anche se son convito che l’artista di valore riesca ad interpretare una esigenza che risiede già dentro di noi, quindi niente a che fare con flussi magici. Altri studi, sempre liberamente tratti da wiki (e mi dispiace un sacco dover attingere da questa fonte più povera, ma non ho possibilità di studiare queste cose, cribbio!) parlano di capacità naturali del cervello umano, espandibili dalla fisicità ai sentimenti, di emulare i comportamenti che vengono osservati:

Fondamentali, in questo contesto, sia gli studi pionieristici di Darwin sulle emozioni e sulla comunicazione mimica delle emozioni, sia gli studi recenti sui neuroni specchio scoperti da Giacomo Rizzolatti, che confermano che l’empatia non nasce da uno sforzo intellettuale, è bensì parte del corredo genetico della specie.

Quindi si ritorna sul piano fisico ancora una volta. Ed è sempre questo il concetto che ho della filosofia buddista, di ricondursi sempre a verità di tipo fisico-psicologico.

Conclusione? Mi piace la piega che sta prendendo il monocromo, mi paiono post un pochino più profondi del solito (prometto una spiegazione più accurata dell’ultimo post) e mi piace pensare di avere una musa.

Edith Stein: “Empath [...] is the experience of foreign consciousness in general”

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Il rumore della neve

Gennaio 11, 2009 at 1:22 pm (da fuori) (, , , , , , , )

Ieri notte, intorno all’una, mi son appropinquato verso casa a piedi in mezzo ai laghetti e ai sentieri che da Logne portano a Torcy. E’ stata oggettivamente una gita di piacere, liberatoria (per questo son sceso prima dalla RER) ed estremamente rilassante. Solo io, la neve e la luna piena.

Oggi mi ritrovo a riflettere sulla dualità spiccatamente distinta tra spirito e corpo. E’ un discorso molto complicato per me, in quanto progressive riflessioni hanno sempre condotto ad concludere che l’anima non esiste, è solamente una conseguenza del corpo. Questo perchè a parere mio, questa risulta un’effetto collaterale del corpo, del cervello in particolare. Ammetto che non è una conclusione mia, sarebbe stata troppo complicata per me, ma che è diventata subito mia. In vari istanze diverse ho ritrovato questo concetto (non fatemi scrivere la bibbliografia, non mi ricordo assolutamente) che certi testi chiamano olistico (ammetto di averlo trovato su wiki, perchè non ricordo la parola esatta) e che spiegherebbe la coscienza umana come una conseguenza, voluta o meno, della struttura cerebrale. Sul fatto che questo effetto sia voluto o meno si potrebbe ragionare alla Darwin (questo blog è darviniano), quindi pensare che una scimmietta un poco più ritardata delle altre un giorno abbia trovato vantaggi da questo ritardo e quindi la sua discendenza si sia potuta sviluppare più che le altre. Quindi? Prima conseguenza a breve, la coscienza è una conseguenza inaspettata della struttura cerebrale. Questa conseguenza è essenzialmente fisica perchè son oggettivamente convinto oramai, che il cervello non sia una macchina programmabile ma una struttura che per colpa della sua stessa struttura, effettua consequenzialità chimiche che noi chiamiamo ragionamenti a volte, sentimenti altre volte.

I miei librini spesso portavano esempi reali di queste conseguenze in sistemi complessi come sistemi biologici, fisici ed a volte anche economici. Assumendo che anche il cervello sia un sistema complesso, portiamo acqua al mulino della nostra tesi.

Quindi? Qual è il mio problema? Il mio problema consiste nel fatto che posso distinguere 2 tipi di coscienza (nel mio cervello intendo) una che può essere sintetizzata in corpo e l’altra in spirito. Questo potrebbe cozzare con tutto quanto scritto fino a questo momento. Però forse è il motivo principale (tolto l’antropocentrismo che da sempre caratterizza il pensiero umano) che può giustificare millenni di religioni. Da una parte, come già detto, all’uomo (asd solo all’uomo, perchè alla donna non è mai stato dato diritto di parola) piace essere al centro del mondo e al centro dell’universo, quindi pensare di scomparire un giorno nello spazio siderale, non rientra certo nelle sue aspettative; da un’altra parte, ascoltavo proprio qualche giorno fa in italy una conferenzina via radio maria (adoro radio maria, mi fa sentire meglio) relativamente alle religioni orientali e si inveiva contro il concetto (il non concetto) di anima che queste filosofie predicano. Il conferenziere, penso fosse il gran guru di radio maria, spiegava ed effettivamente sfotteva la concezione buddista di anima, che va sicuramente contro il concetto di uomo come animale preferito da Dio. Penso che questo derivi sempre dal desiderio di prevalicazione e paura insito nell’uomo dall’alba dei tempi. E’ brutto pensare di essere un niente in mezzo al niente. Dio come fenomeno olistico? In estrema conseguenza penso di sì. Per ultimo, penso che il mio dilemma di questa domenica mattina soleggiata Torcystica possa aver confuso parecchie persone in passato. Perchè è veramente difficile vedere che in fondo l’istinto (il corpo) e la ragione (lo spirito) sia due conseguenze dello stesso fenomeno. Forse perchè sono agli antipodi ed è facile vedere gli istinti più vicini alla dimensione fisica mentre la ragione più elevata, nobile e più “controllabile”. Ed anche perchè, forse lo spirito può controllare il corpo. Certo, ma anche il corpo può controllare la ragione, solamente che questo non è considerato come un concetto nobile o moralmente accetabile. E’ sempre lo stesso problema, per tanto tempo in europa (lo considero anche un vantaggio nostro eh, non solo una sventura) la cultura e la morale derivava dalla religione, quindi solo lo spirito che controlla il corpo veniva annotato e considerato come positivo. Ora, facendo un piccolo passettino (per me scontato) e uscendo di un livello dal sistema, possiamo considerare questi due aspetti come allo stesso livello e forse anche complementari (?). Quindi possiamo permetterci di concludere che questi sono della stessa natura. Quindi il mio dilemma di stamane è risolto. E non devo neanche vergognarmi del mio lato fisico ma osservarlo e comprenderlo come consigliava Osho con la rabbia. E adesso ho voglia di ascoltare Requiem di Wolfgang ed aggiungere… petite! Je t’adore! : )

La neve è un elemento puro, come Gaber considerava la schiuma. E’ rilassante, il rumore sotto le scarpe fa compagnia nel passeggiare da soli. E rende tutto più morbido e accogliente. Spero un giorno di poterlo regalare a qualcuno.

Era da tanto che volevo liberarmi di questi pensieri, mi dispiaceva non averli mai fatti uscire dal mio cranietto ; ) Tante di queste idee non son prettamente mie, anche perchè non vivo di questo purtroppo, quindi non ho possibilità spesso di arrivare a svilupparne. Però mi piace pensare di poterle raggruppare e vedere che piano piano qualcosa emerge…

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Il mio oggi é la confutazione del mio ieri

Dicembre 11, 2008 at 3:57 pm (da fuori) ()

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Qualcosa é cambiato

Dicembre 11, 2008 at 3:36 pm (da fuori, pensieri) (, , , , , , , )

1 odio la tastiera francese. So di averlo già scritto, ma in questo momento più che mai.

2 c’é la possibilità che ritorni in patria appena dopo Natale per qualche giorno. La notizia mi ha un po’ disturbato. Non ho ancora capito se in senso positivo o in senso negativo. Faccio super fatica a studiare, ma forse niente di nuovo sotto il sole. Son in biblio e già mi sembra cosi’ lontana da me. Non so perché. Mi fa piacere tornare chez moi. Avere la libertà di girare, di vedere i miei amici. Sicuramente mi mancherà, ne son sicurissimo e lo sono sempre stato. Pero’ un attimo di relax mi serve. Per mettere a posto un po’ di idee, per parlare e prendere accordi per un possibile futuro.

Il 2008 é stato un anno particolarmente movimentanto, nel senso di movimento. Arrotondanto per motivi di calcolo, ho percorso:

1013+331+201+1041+(448*3)+1147+(540*2) = quasi 6000km che diventeranno 7000 una volta tornato a casa (+1147+399)

concedetemi un ’sticazzi. La maggior parte di questi assieme alla petite. Aggiungendo l’Islanda e qualche altro piccolo movimento, fanno 10000km in due anni. Quindi é proprio vero!

Ma va bene cosi’, forse mi son rifatto del tempo perduto, forse veramente ho ritrovato quello che avevo perso anni e post fa. Dovrei dare più attenzione a questo particolare, é passata un’era, 10 anni della mia vita son iniziati e finiti come periodo a sé stante. Che sia stata una prova? bof

Pero’ é impressionante questo particolare, qualcosa, magari semplicemente il fato, mi ha dedicato 10 anni per poi farmi tornare al punto di partenza. Particolare come il fatto che su questa tastiera non esiste la ‘e’ accentanta. Certo, non é tutto come prima, assolutamente, questi dieci anni son stati fonte di infiniti problemi e alla stessa maniera, di infinite possibilità di imparare. Che sia proprio questo lo scopo? Che sia stato un periodo di preparazione a qualcosa? A cosa? Semplicemente sto diventando vecchio? asdasdasdasdasdasd

Potrebbe essere semplicemente cosi’. Come semplicemente la tastiera non accenta le ‘i’. Il destino esiste, ma non come prescritto dall’alto, siamo noi che ce lo creiamo perché solo cosi’ possiamo crearcelo. Il libero arbitrio? Je ne sais pas, fino a questa estate non esisteva e penso anche ora. E’ solo questione di livelli, ad un certo livello esiste, ad uno superiore non esiste. Siamo in trappola? La matrice ci possiede. Il grafo forse ci possiede, il grafo nel nostro cervello ci possiede. Probabilmente si’. Quindi? Forse anche l’altro grafo entra in gioco in questo momento, e forse é proprio lui la chiave di tutto. Il famoso grafo fortemente connesso é il tutto. Perché io son fatto cosi’, come la tastiera senza accento sulle ‘i’, e son solo gli input esterni a permettermi di fare qualcosa che non é semplicemente la mia natura. Solamente che cio’ funziona solamente se io, lo voglio.

E’ forse questo che dovevo capire in questi 10 anni?

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Un giorno me ne ricorderò

Novembre 27, 2008 at 9:17 am (da fuori) (, )

I PEDIATRI LANCIANO CAMPAGNA: UN GIORNO SENZA TV

ROMA – Un giorno senza Tv per i bambini: mantenere spento il piccolo schermo per 24 ore invogliando i piccoli ad altre attivita’. E’ l’appello dei pediatri ai genitori. Un’iniziativa, spiegano, per sensibilizzare gli adulti sui pericoli da ‘overdose’ televisiva anche in relazione alla crescente obesita’ tra i ragazzi. A lanciare la campagna ‘Un giorno senza tv’ e’ la Societa’ Italiana di Pediatria (Sip). Obiettivo: sollecitare le famiglie a trovare alternative ai pomeriggi, alle serate, e soprattutto ai pasti, davanti alla televisione.

”Sappiamo bene – afferma Pasquale Di Pietro, presidente Sip – che non e’ con un giorno di ‘moratoria’ che si risolvono i problemi, ma il nostro obiettivo e’ sensibilizzare genitori e ragazzi sul fatto che la Tv non deve essere una necessita’ e che ogni tanto se ne puo’ anche fare a meno. Se poi la giornata senza Tv diventasse una abitudine settimanale tanto meglio”.

Dalle indagini sugli stili di vita condotte annualmente dalla Sip sui ragazzi tra i 12 e 14 anni di eta’, infatti, emerge chiaramente che l’eccesso di Tv condiziona in peggio i comportamenti degli adolescenti: da quelli alimentari a quelli sociali. Tra le cause, sia l’effetto dei messaggi e dei modelli che la Tv veicola, sia il fatto che piu’ del 20% dei giovani passa oltre 3 ore al giorno davanti al piccolo schermo. Il che comporta, continua Di Pietro, ”meno attivita’ sportiva, meno socializzazione, meno stimoli culturali, meno tempo trascorso con i genitori”.

Nel lanciare la campagna, sottolinea inoltre il vicepresidente Sip Gianni Bona, ”la Sip vuole anche evidenziare l’affollamento pubblicitario nella fascia oraria specificatamente destinata ai ragazzi, che dovrebbe invece risultare ‘protetta”’. Lo stop alla tv, anche se solo per un giorno, dunque, puo’ essere un buon ‘inizio’ anche per prevenire sovrappeso e obesita’, mali sempre piu’ diffusi tra i piccoli.

- BIMBI ITALIANI SEMPRE PIU’ GRASSI, PROBLEMI PESO PER 1 SU 3: Secondo gli ultimi dati del ministero del Welfare, ogni cento bambini della terza elementare 24 sono in soprappeso e 12 obesi. Complessivamente, si stima che siano oltre un milione i bambini tra i 6 e gli 11 anni con problemi legati al peso eccessivo: piu’ di un bambino su tre. Il sovrappeso appare molto diffuso, con valori vicini alla media nazionale del 24%, in diverse aree del Paese; mentre l’obesita’ e’ un problema che tocca maggiormente le regioni del Sud, con il primato negativo alla Campania (21%), seguita da Sicilia (17%) e Calabria (16%), contro una media nazionale del 12%. Tra i fattori responsabili del fenomeno ci sono le cattive abitudini alimentari, ma anche la scarsa attivita’ fisica (solo un bambino su 10 ha un livello di attivita’ fisica raccomandato per la sua eta’) e l’eccesso di sedenterieta’ con troppe ore trascorse, appunto, davanti la tv.

- OVERDOSE PICCOLO SCHERMO: Troppa tv per i piccoli. Tanto che, secondo uno studio dell’Universita’ Cattolica, nell’arco della scuola elementare i bambini italiani dedicano ciascuno 11 mila ore allo studio e 15 mila ore alla tv. Non solo: sono 4 milioni i bambini tra i 3 e i 10 anni che passano in media 2 ore e 40 minuti davanti al video. E se una famiglia italiana su tre tiene la tv accesa all’ora di cena, il 28% la tiene accesa anche al mattino a colazione. Cosi’ 6 bambini su 10 stanno almeno due ore al giorno davanti alla televisione – due ore e’ il tempo massimo consigliato dai pediatri – ed uno su 4 trascorre in sua ‘compagnia’ oltre 4 ore al di’.

http://ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_819718735.html

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E poi c’è Margherita, ch’è bella come il sole

Novembre 9, 2008 at 1:49 pm (bello!, da fuori, pensieri) (, , , , )

Era da parecchio tempo che non trovavo una di quelle canzoni che faccio fatica a smettere di ascoltare. Penso sia l’impeto che prende il Giorgio nazionale verso la metà del brano. Per info, query me. Gh

E’ particolare la sensazione di come il tempo sfugga tra le dita quì. E’ sempre così, è sempre weekend. Penso fosse uno dei principali problemi del primo periodo, incertezza sul riuscire a fare tutto quello che si dovrebbe fare… ma ora tuttok eh.

E poi c’è Margherita ch’è bella come il sole, e lei non ha idea del bene che mi vuole…

Ieri sera super festa nella residenza. Dovrei scrivere righe e righe relativamente al fascino del melting pot che saggio in questi giorni, ma penso ormai di aver usato righe e righe di vari blog del passato, quindi non mi soffermerò oltre.

E’ da qualche settimana che, preso forse da manie di inferiorità, voglio scrivere un piccolo pezzo sulla normalità. Qualcosa del tipo ‘apologia dell’uomo normale’. Prima di tutto, un paio di delucidazioni del tipo: probabili manie di inferiorità ma vissute con tranquilla sicurezza poi citazione di Rezzacapa:

continuando ostentatamente l’università, mi son ritrovato sempre di più davanti a personaggi semi-mitologici. Super prof, super studenti che osservo sempre con particolare riverenza. Se penso di aver per tanto tempo (e forse anche ora) pensato di voler diventare qualcuno, tutte le volte che mi trovo davanti a questi personaggi mi sento piccolo piccolo. Certo non vuole dire nulla, è stupido pensare a queste cose, ognuno deve fare la sua storia e son convinto che senza i livelli ‘inferiori’, quelli ’superiori’ non avrebbero avuto successo. Per quattro motivi e quattro esempi. Primo: il lavoro di manovalanza viene fatto solamente dalle persone normali ma senza di questi, i grandi forse non avrebbero avuto il tempo per sviluppare le loro grandi opere. Secondo: le muse notoriamente sono persone normali che però, senza di loro, i grandi artisti avrebbero faticato a trovare scuse per esprimere la propria poesia. Terzo: il punto di vista che spesso offrono le persone normali, aiuta i cervelli a prendere un attimo le distanze dal proprio lavoro e trovare spesso una contraddizione o una conferma. Ultimo: ogni persona su questa terra fa una qualche cosa che è vitale (vitale) per tutto il resto. Perchè la terra è un sistema estremamente connesso che non permette di eliminare un nodo. Fate finta che io abbia aggiunto le virgolette intorno ad ogni volta che ho scritto ‘normale’ e al contrario ‘cervelli’ e similia.

Un’altra idea che mi è sorta già da qualche anno, trova conferma spesse volte ancora ora: con un minimo di sensibilità, i rapporti veramente forti creano una vera sinergia. Non figurata o poetica ma reale. La telepatia esiste e il legame che si crea con certe persone supera le barriere dello spazio e della razionalità e trasmette a distanza sensazioni. E’ bellissimo per me e penso si possa anche stimolare e sviluppare, ma questo discorso poi rientra nella metafisica buddista in cui non mi voglio addentrare in questa sede. Però è reale e splendida.

Devo fare tante cose oggi, sopprattuto pulire, gh

Cercate bene il testo.

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let the stones crack, let the earth quake

Ottobre 22, 2008 at 1:56 am (da fuori, pensieri) (, , )

Stanotte pare non si dorma. Son già un paio di gg che fatico a prendere sonno. Ho realizzato in questo momento che sia tutta colpa mia, devo evitare di prevenire.

Il vantaggio di tutto ciò è che forse di notte vengono fuori le cose le più strane e forse sincere. O forse non è vero niente. Gh.

Penso che tra tutti i sentimenti negativi che possono passare per il cervello umano, la frustrazione sia il peggiore di tutti. Qualche mese fa ho letto un simpatico libro contenente l’andamento di una serie di conferenze, forse più corretto di ‘incontri’, tra vari scienziati della mente psicologi, neurologi e filosofi e sua santità il Dalai Lama. Lo scopo di tutto ciò era un confronto tra la scienza della mente occidentale e quella orientale, il buddismo. Mi ha relativamente stupito leggere che nella filosofia orientale esiste una catalogazione di tutti i sentimenti umani, positivi e negativi. Certo le difficoltà del confronto comprendevano anche la lingua, perchè certe emozioni in tibetano possono essere espresse attraverso più parole e vice-versa. Ho riflettuto successivamente in particolare su questo elenco ed in particolare sulla frustrazione perchè mi sembrava piuttosto interessante. Da quel che ricordo, orario e memoria mia a parte, la frustrazione derivava dalla fusione della rabbia con la infelicità. In un altro senso si può descrivere (in italiano) come invidia. L’invidia nasce dall’infelicità essenzialmente e si propaga nella rabbia quando ci si accorge della felicità altrui. E’ particolarmente nociva se ci si sofferma un attimo, e particolarmente negativa. Perchè abbina l’insoddisfazione personale con la rabbia nei confronti del prossimo. Chi non ha mai provato un qualcosa del genere? Una analisi più ampia diventa a questo punto snella. Chi non si è sentito appagato almeno una volta dalla propria esistenza? E chi non ha mai notato che l’erba del vicino è estremamente più verde della propria. Indi? Indi si sviluppa un sentimento negativo nei confronti degli altri. Esempietto più pratico per pochi (forse uno solo) lettori del monocromo. Grazie all’uni ho conosciuto particolarmente un soggetto che vive nell’inedia più totale. Nella mancanza di spirito di iniziativa e di vita. Questo soggetto è sempre risultato, non solo ai miei occhi, poco simpatico. Ho sempre pensato che questo derivasse dal fatto che, pur nella sua infelicità, questo personaggio rappresentasse un po’ quello che molti di noi vorrebbe: vivere a modo proprio. Perchè noi ci si sbatteva da mattina a sera – perchè la vita questo è, senza voler essere negativo perchè in questo momento non lo sono affatto – mentre questo continuava nella propria lenta esistenza, ma la mancanza di cause di problemi implica la mancanza di problemi. Premettendo che mai al mondo avrei fatto cambio con lui, mi torna alla mente un post di un blogghino che tenevo anni fa, intitolato ‘Niente nuove’. La riflessione (o le baggianate che dir si voglia) del tempo, prendeva spunto da un adagio della mia nonna per cui ‘Niente nuove, buone nuove’. Nei miei momenti da diciottenne depresso ho pensato che tutto ciò avesse un senso, col passare degli anni però ho rifiutato (ed il post del tempo era il mio J’accuse) questa concezione. La spiegazione, e mo’ me la rido, deriva da una altro adagio di un vecchissimo amico che purtroppo ho perso col tempo, il quale una sera di boria o forse sbornia, mi disse ‘Gabry, la vita quando vuole è un vero casino, però quando spacca, spacca sul serio’. Non penso di aver bisogno di spiegare più di così. Erano bei tempi, piccola parentesi malinconica, ero appena tornato dall’interrail e certi giorni il cielo mi si apri sopra la testa così, forse senza motivo. Forse dovrei rifare mio quell’adagio, perchè mi pare ancora più che attuale. Tutto questo logorroico discorso per dire che la felicità è solamente dentro di noi, e tutto ciò è palese davanti a tutti. Quando si è felici, innamorati ad esempio, tutto è bello, perchè non si può cercare in giro qualcosa che è solamente dentro di noi. Certo, stamattina ho parlato con la mia mamma via skype, la quale ha suggerito che dovrei pensare meno. E’ curioso tutto ciò, curioso più che altro perchè in tanti me lo hanno suggerito ma mai me lo son sentito dire dalla mia mamma. Penso che, come al solito, sia colpa mia che non condivido tutto ciò col resto del pianeta. Anche ora che lo sto facendo, mi sto nascondendo dietro ad un diario online. Cmq, a parte tutto, bisogna riflettere sulla frustrazione, e tenere sempre a mente cosa significa. Da una parte per capire meglio gli altri e dall’altra per evitare stupidi battibecchi come quelli di stasera.

Scusami collega, dovevo dirtelo prima.

Dovrei imparare dagli altri italiani quì, più relax.

Ogni tanto mi dimentico di quanto sia bello scrivere. Una volta (basta!) era la mia via di fuga, mentre gli altri fuggivano con l’aereo, io lo facevo con le parole; mi dispiace un sacco aver perso anni di scritti. Inutile dire quante volte abbia iniziato pensando di scrivere un ‘Piccolo vadevecum dell’esistenza’. Oltre che stupido son sempre stato parecchio modesto… E mi dispiace non aver mai concluso niente. Più concentrazione cribbio! Me lo ripeto un sacco in questi giorni ma forse ancora non ci son arrivato. Troppe distrazioni? Non saprei, penso troppi pensieri che distraggono. Puntualizzazione derivante dal fatto che ‘distrazioni’ è forse troppo positivo come termine.

E’ veramente fiQo questo ciddì, Volk per la cronaca. (Il termine Volk è uno di quei vocaboli tedeschi le cui connotazioni trascendono l’accezione specifica. Volk è una parola assai più pregnante che non “popolo”, dal momento che, per i pensatori tedeschi, fin dall’inizio del Romanticismo germanico, sullo scorcio del diciottesimo secolo, Volk denotava una serie di individui legati da una “essenza” trascendente, volta a volta definita “natura” o “cosmo” o “mito”, ma in ogni caso tutt’uno con la più segreta natura dell’uomo e che costituiva la fonte della sua creatività, dei suoi sentimenti più profondi, della sua individualità, della sua comunione con gli altri membri del Volk.)

Mi ha fatto un sacco piacere, l’esternazioni di affetto ricevute in questi giorni. Con il distacco, tante cose diventano più chiare e forse diventa anche più facile esprimerle. Altro particolare che mi pare naturale ma per questo motivo mi fanno arrabbiare un sacco; perchè bisogna avere una scusa per notare queste cose? Più attenzione amici miei, più attenzione a tutti i particolari che pervadono la nostra giornata. E’ difficile, difficilissimo, ma la puta mierda bisogna farlo. Il mio spagnolo è ancora giovane, non fateci caso. Cercare, cercare, cercare! Non fermarsi mai. Leggevo per puro caso ieri (che pezza stasera eh) un articolo di uno studio americano per cui la continua attività mentale protegga da malattie come l’alzeimer. Modestia a parte, ero arrivato a questa conclusione (com’ero intelligente :P ) in un post di qualche anno fa. Allora come ora mi dispiace fare confronti, però è notevole come una continua attività aiuti a vivere più a lungo. Mi dispiace perchè questo confronto deriva dall’osservazione dei miei nonni. Ho visto personalmente negli anni, spegnersi il nonno che se n’è andato oramai un anno fa, penso perchè (riferimento molto difficile ma azzeccatissimo:”the old man spoke up in a bar, said I never been in prison, a lifetima serving one machine, is ten times worse than prison”) una vita di lavoro in fabbrica piano piano sbruciacchi neuroni.

Che dire, penso sia arrivato il momento di coricarsi. Senza pensieri e con la soddisfazione della scrittura che, come sempre mi fa sentire vivo.

Buonanotte

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Come volevasi dimostrare…

Ottobre 20, 2008 at 1:37 pm (da fuori) (, )

Non son mai stato fortunato di mio. Mi piace pensare di essermi guadagnato parecchie cosine nella mia vita (non sto parlando di soldi) e di aver spesso lottato contro il destino avverso. Tanto più all’uni. Mi son sempre ostinato a insistere con l’uni pur non essendole troppo simpatico. Anzi aggiungerei per nulla. Oggi ho avuto l’ennesima conferma. Non è un problema mio, lo giuro, anche quì, quando studio, riesco bene in quello che faccio, metto tutta la mia energia. Oggi ho scoperto che un altro esame è stato soppresso e quindi nn posso frequentare. Il problema si pone nel fatto che si allunga così la lista di quelli che mi rimangono in italia. E questo è un problema perchè incomincio ad avere una certa età (gh) ed essere un poco stanco di correre dietro a professori e modelli matematici. Mi piace tutto ciò, mi piace studiare, sul serio. Però non così, ho bisogno di un piccolo aiutino ogni tanto.

Dato che lo considero una persona saggia, ascolterò il suo consiglio e lotterò fino alla fine per quello che voglio… chissà cosa voglio… ;) io lo so.

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Troppo facile

Ottobre 20, 2008 at 8:48 am (da fuori) (, )

Dato che ho preso un pacco da Kareem Adbul-Jabbar, dedico qualche minuto al monocromo.

Sabato scorso vado a fare la spesa chez Carrefour con una amica. Verso la fine del tour dell’immenso magazzino noto (avevo già sfiorato l’idea) una scena particolare, pare che sia frequente che gli acquirenti, arrivati alla cassa, si accorgano di aver comprato troppe cose e ne lascino alcune in prossimità della cassa (zona chewin gum – rasoi per intenderci). A parte il piccolo ma tutt’altro che trascurabile particolare relativo al fatto che successivamente questi prodotti vengono rimmessi negli scaffali (frutta e verdura compresi), penso che ci sia qualcosa di un po’ marcio in tutto ciò. da sempre l’acquisto porta a soddisfacimento più o meno sessuale, quì però rasentiamo un attimino la patologia. Certo, lo dice anche il titolo di questo post. Il piccolo Conad dietro casa, o anche quello più grande un poco più lontano, probabilmente non vedono questi fenomeni perchè la mia città è pichella e forse la gente ha esigenze e comportamenti più genuini. Sarebbe carino capire il perchè di questo parallelo. Città pischella = genuinità? Sinceramente non mi interessa tanto.

Devo ammettere che visitare questi grandi centri commerciali, grazie anche al distacco che crea questo viaggetto mi ha permesso di osservare la disumanizzazione del prodotto. Perchè di questo in fine si tratta, non di cibo ma di prodotto. Inutile (troppo facile) fare polemica su questo campo. Certo è anche che togliere il nome alle cose (ed alle persone) permette di abbassare il livello di umanità. Ho letto da qualche parte, giuro non ricordo dove, forse il maledetto Focus, un discorso interessante sul fatto che, una volta (quand’eran zovan me… gh) il movimento di acquisto era più personale, il macellaio tagliava le fettine da quel trancio, le arancie provenivano dal quel contadino ecc (gh, exeterà). Ora lo yogurth si compra in confezioni da un kg e gli hamburger in confezione surgelata da 20 (li ho comprati, costavano niente). Altro discorso sicuramente quando numeri le persone, poi si parla dell’ingegneria sociale tanto ‘cara’ all’amico Tiziano.

Forse dovrei scrivere un po’ di più, almeno per non dimenticare l’itagliano. Lo farò.

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