Ghgh
Dopo lo strano incontro con un napoletano in stazione che mi dice che sta cercando un posto dove lo hanno raccomandato, e dopo aver giustificato il tutto dicendo che altrimenti ‘la donna non è contenta, devo lavorare altrimenti niente fiu fiu’, non posso che rispondere ‘bè, lo diceva pure Celentano’ e lui mi sorride ‘essì, Celentano è un grande’.
E dopo questo specchietto di vita quotidiana che bramo alle volte, posto un piccolo brano che ho trovato in rete che ho apprezzato particolarmente.
Che bello fare l’amore con te. Apprezzo un sacco i momenti passione, ma più di tutto i momenti di lentezza, quelli che creano piano piano il nostro amore. Quelli che ho vissuto solo con te nella mia vita. Niente fretta, niente pura animalità ma un lento crescere di intimità e passione. Ed io li cerco quei momenti, li bramo, solo con te. Perchè tu meriti di avere vivere un amore del genere, un amore che tocchi ogni tuo piccolo quadrato di epidermide e lo faccia sentire come unico. E proprio attraverso quel piccolo quadratino di nervi e passione che mi piace sentire la nostra sinfonia crescere. A piccoli veloci colpi di lingua o a grandi e lunghe carezze ti stringo sempre di più, sperando di riuscire finalmente ad fondere i nostri corpi e le nostre anime. Perchè, spesso son le nostre anime a fare l’amore, non i nostri corpi. Tanto che spesso i nostri corpi si dimenticano di stare facendo sesso e continuano in questa danza a corteggiarsi e a lasciarsi corteggiare.
Caruccia :°) Nu?
Due parole
Per oggi son soddisfatto, sto prendendo piano piano il ritmo e avendo ancora tempo davanti a me, penso di potermela giocare. Sperando anche nella magnanimità del prof, che comunque sarebbe lecita.
Ancora una volta, ieri sera in particolare, ho sentito una sorta di malessere diffuso, più mentale che fisico, una sorta di disagio di sorta. Ed oggi, parlando con la petite, ho scoperto che pure lei ha avuto queste sensazioni. Come al solito, questo rientra in una casistica che conferma le mie teorie. In particolare, l’empatia che ci contraddistingue e che penso si possa estendere a tutto il resto. Che si possa applicare questa empatica al grande grafo fortemente connesso? O, più correttamente, che il grafo fortemente connesso possa essere influenzato da questa sorta di telepatia che chiamo semplicemente empatia? E che quindi le interazioni tra li esseri umani (mi son stancato di scrivere uomini perchè è riduttivo) possano comprendere qualcosa di intangibile o forse tangibile solo sviluppando una certa sensibilità? Potrebbe essere così. Certo si sfocia nella metafisica e forse nella magia (asd) però, ad esempio, wiki riporta nella definizione:
Il termine “empatia” è stato equiparato a quello tedesco “einfühlung”. Coniato, quest’ultimo, dal filosofo Robert Vischer (1847-1933) e, solo più tardi, tradotto in inglese come “empathy”. Vischer ne ha anche definito per la prima volta il significato specifico di simpatia estetica. In pratica il sentimento, non altrimenti definibile, che si prova di fronte ad un’opera d’arte. Già suo padre Friedrich Theodor Vischer aveva usato il termine evocativo “einfühlen” per lo studio dell’architettura applicato secondo i principi dell’Idealismo.
Che forse allora questo flusso possa essere aggiunto ad un’opera d’arte o comunque a qualche oggetto del mondo sensibile? Mha, a parer mio sarebbe una bella teoria, anche se son convito che l’artista di valore riesca ad interpretare una esigenza che risiede già dentro di noi, quindi niente a che fare con flussi magici. Altri studi, sempre liberamente tratti da wiki (e mi dispiace un sacco dover attingere da questa fonte più povera, ma non ho possibilità di studiare queste cose, cribbio!) parlano di capacità naturali del cervello umano, espandibili dalla fisicità ai sentimenti, di emulare i comportamenti che vengono osservati:
Fondamentali, in questo contesto, sia gli studi pionieristici di Darwin sulle emozioni e sulla comunicazione mimica delle emozioni, sia gli studi recenti sui neuroni specchio scoperti da Giacomo Rizzolatti, che confermano che l’empatia non nasce da uno sforzo intellettuale, è bensì parte del corredo genetico della specie.
Quindi si ritorna sul piano fisico ancora una volta. Ed è sempre questo il concetto che ho della filosofia buddista, di ricondursi sempre a verità di tipo fisico-psicologico.
Conclusione? Mi piace la piega che sta prendendo il monocromo, mi paiono post un pochino più profondi del solito (prometto una spiegazione più accurata dell’ultimo post) e mi piace pensare di avere una musa.
Edith Stein: “Empath [...] is the experience of foreign consciousness in general”
Il rumore della neve
Ieri notte, intorno all’una, mi son appropinquato verso casa a piedi in mezzo ai laghetti e ai sentieri che da Logne portano a Torcy. E’ stata oggettivamente una gita di piacere, liberatoria (per questo son sceso prima dalla RER) ed estremamente rilassante. Solo io, la neve e la luna piena.
Oggi mi ritrovo a riflettere sulla dualità spiccatamente distinta tra spirito e corpo. E’ un discorso molto complicato per me, in quanto progressive riflessioni hanno sempre condotto ad concludere che l’anima non esiste, è solamente una conseguenza del corpo. Questo perchè a parere mio, questa risulta un’effetto collaterale del corpo, del cervello in particolare. Ammetto che non è una conclusione mia, sarebbe stata troppo complicata per me, ma che è diventata subito mia. In vari istanze diverse ho ritrovato questo concetto (non fatemi scrivere la bibbliografia, non mi ricordo assolutamente) che certi testi chiamano olistico (ammetto di averlo trovato su wiki, perchè non ricordo la parola esatta) e che spiegherebbe la coscienza umana come una conseguenza, voluta o meno, della struttura cerebrale. Sul fatto che questo effetto sia voluto o meno si potrebbe ragionare alla Darwin (questo blog è darviniano), quindi pensare che una scimmietta un poco più ritardata delle altre un giorno abbia trovato vantaggi da questo ritardo e quindi la sua discendenza si sia potuta sviluppare più che le altre. Quindi? Prima conseguenza a breve, la coscienza è una conseguenza inaspettata della struttura cerebrale. Questa conseguenza è essenzialmente fisica perchè son oggettivamente convinto oramai, che il cervello non sia una macchina programmabile ma una struttura che per colpa della sua stessa struttura, effettua consequenzialità chimiche che noi chiamiamo ragionamenti a volte, sentimenti altre volte.
I miei librini spesso portavano esempi reali di queste conseguenze in sistemi complessi come sistemi biologici, fisici ed a volte anche economici. Assumendo che anche il cervello sia un sistema complesso, portiamo acqua al mulino della nostra tesi.
Quindi? Qual è il mio problema? Il mio problema consiste nel fatto che posso distinguere 2 tipi di coscienza (nel mio cervello intendo) una che può essere sintetizzata in corpo e l’altra in spirito. Questo potrebbe cozzare con tutto quanto scritto fino a questo momento. Però forse è il motivo principale (tolto l’antropocentrismo che da sempre caratterizza il pensiero umano) che può giustificare millenni di religioni. Da una parte, come già detto, all’uomo (asd solo all’uomo, perchè alla donna non è mai stato dato diritto di parola) piace essere al centro del mondo e al centro dell’universo, quindi pensare di scomparire un giorno nello spazio siderale, non rientra certo nelle sue aspettative; da un’altra parte, ascoltavo proprio qualche giorno fa in italy una conferenzina via radio maria (adoro radio maria, mi fa sentire meglio) relativamente alle religioni orientali e si inveiva contro il concetto (il non concetto) di anima che queste filosofie predicano. Il conferenziere, penso fosse il gran guru di radio maria, spiegava ed effettivamente sfotteva la concezione buddista di anima, che va sicuramente contro il concetto di uomo come animale preferito da Dio. Penso che questo derivi sempre dal desiderio di prevalicazione e paura insito nell’uomo dall’alba dei tempi. E’ brutto pensare di essere un niente in mezzo al niente. Dio come fenomeno olistico? In estrema conseguenza penso di sì. Per ultimo, penso che il mio dilemma di questa domenica mattina soleggiata Torcystica possa aver confuso parecchie persone in passato. Perchè è veramente difficile vedere che in fondo l’istinto (il corpo) e la ragione (lo spirito) sia due conseguenze dello stesso fenomeno. Forse perchè sono agli antipodi ed è facile vedere gli istinti più vicini alla dimensione fisica mentre la ragione più elevata, nobile e più “controllabile”. Ed anche perchè, forse lo spirito può controllare il corpo. Certo, ma anche il corpo può controllare la ragione, solamente che questo non è considerato come un concetto nobile o moralmente accetabile. E’ sempre lo stesso problema, per tanto tempo in europa (lo considero anche un vantaggio nostro eh, non solo una sventura) la cultura e la morale derivava dalla religione, quindi solo lo spirito che controlla il corpo veniva annotato e considerato come positivo. Ora, facendo un piccolo passettino (per me scontato) e uscendo di un livello dal sistema, possiamo considerare questi due aspetti come allo stesso livello e forse anche complementari (?). Quindi possiamo permetterci di concludere che questi sono della stessa natura. Quindi il mio dilemma di stamane è risolto. E non devo neanche vergognarmi del mio lato fisico ma osservarlo e comprenderlo come consigliava Osho con la rabbia. E adesso ho voglia di ascoltare Requiem di Wolfgang ed aggiungere… petite! Je t’adore! : )
La neve è un elemento puro, come Gaber considerava la schiuma. E’ rilassante, il rumore sotto le scarpe fa compagnia nel passeggiare da soli. E rende tutto più morbido e accogliente. Spero un giorno di poterlo regalare a qualcuno.
Era da tanto che volevo liberarmi di questi pensieri, mi dispiaceva non averli mai fatti uscire dal mio cranietto ; ) Tante di queste idee non son prettamente mie, anche perchè non vivo di questo purtroppo, quindi non ho possibilità spesso di arrivare a svilupparne. Però mi piace pensare di poterle raggruppare e vedere che piano piano qualcosa emerge…
Qualcosa é cambiato
1 odio la tastiera francese. So di averlo già scritto, ma in questo momento più che mai.
2 c’é la possibilità che ritorni in patria appena dopo Natale per qualche giorno. La notizia mi ha un po’ disturbato. Non ho ancora capito se in senso positivo o in senso negativo. Faccio super fatica a studiare, ma forse niente di nuovo sotto il sole. Son in biblio e già mi sembra cosi’ lontana da me. Non so perché. Mi fa piacere tornare chez moi. Avere la libertà di girare, di vedere i miei amici. Sicuramente mi mancherà, ne son sicurissimo e lo sono sempre stato. Pero’ un attimo di relax mi serve. Per mettere a posto un po’ di idee, per parlare e prendere accordi per un possibile futuro.
Il 2008 é stato un anno particolarmente movimentanto, nel senso di movimento. Arrotondanto per motivi di calcolo, ho percorso:
1013+331+201+1041+(448*3)+1147+(540*2) = quasi 6000km che diventeranno 7000 una volta tornato a casa (+1147+399)
concedetemi un ’sticazzi. La maggior parte di questi assieme alla petite. Aggiungendo l’Islanda e qualche altro piccolo movimento, fanno 10000km in due anni. Quindi é proprio vero!
Ma va bene cosi’, forse mi son rifatto del tempo perduto, forse veramente ho ritrovato quello che avevo perso anni e post fa. Dovrei dare più attenzione a questo particolare, é passata un’era, 10 anni della mia vita son iniziati e finiti come periodo a sé stante. Che sia stata una prova? bof
Pero’ é impressionante questo particolare, qualcosa, magari semplicemente il fato, mi ha dedicato 10 anni per poi farmi tornare al punto di partenza. Particolare come il fatto che su questa tastiera non esiste la ‘e’ accentanta. Certo, non é tutto come prima, assolutamente, questi dieci anni son stati fonte di infiniti problemi e alla stessa maniera, di infinite possibilità di imparare. Che sia proprio questo lo scopo? Che sia stato un periodo di preparazione a qualcosa? A cosa? Semplicemente sto diventando vecchio? asdasdasdasdasdasd
Potrebbe essere semplicemente cosi’. Come semplicemente la tastiera non accenta le ‘i’. Il destino esiste, ma non come prescritto dall’alto, siamo noi che ce lo creiamo perché solo cosi’ possiamo crearcelo. Il libero arbitrio? Je ne sais pas, fino a questa estate non esisteva e penso anche ora. E’ solo questione di livelli, ad un certo livello esiste, ad uno superiore non esiste. Siamo in trappola? La matrice ci possiede. Il grafo forse ci possiede, il grafo nel nostro cervello ci possiede. Probabilmente si’. Quindi? Forse anche l’altro grafo entra in gioco in questo momento, e forse é proprio lui la chiave di tutto. Il famoso grafo fortemente connesso é il tutto. Perché io son fatto cosi’, come la tastiera senza accento sulle ‘i’, e son solo gli input esterni a permettermi di fare qualcosa che non é semplicemente la mia natura. Solamente che cio’ funziona solamente se io, lo voglio.
E’ forse questo che dovevo capire in questi 10 anni?
Sempre più a fondo
Mi sta aprendo gli occhi un libretto che ho comprato a Ginevra ( :° ) del Dalai Lama. Lo so, lo so. Forse dovrei interrompere questo isolazionismo buddista che mi porto dietro da mo’, però forse non è ancora arrivato il momento… cmq, questo libretto è veramente bello, perchè supera il primo livello di conoscenza, il livello di wikipedia per intenderci, e incomincia ad andare un attimo più nel profondo nella metafisica buddista. Ed è bello per un personaggio come me, notoriamente filo-formalismi, perchè dà una visione più precisa di tutta questa grande storia. E stamattina mi son accorto che il discorso relativo al grande grafo super connesso (vedi un paio di post fa) è reale. L’ho visto nella residenza, quando l’umore generale è positivo, tutti ne risentono. E’ bello tutto ciò e mi fa pensare.
Come mi fa pensare, in questi giorni per nulla malinconici, ai bei tempi andati. Mi son venute in mente tante cose degli anni passati in questi giorni. Senza assolutamente tristezza. Però ogni tanto viene a galla il periodo tra il 2004 e il 2007. Ho passato mille ore a leggere, a parlare con le persone più strane (in chat e realmente), a vedere un sacco di film estremi… estremi. Penso che l’apice sia arrivato con La corazzata Potëmkin che devo ammettere è bello, a me è piaciuto. E poi tutta la serie di Ed Wood Junior, compreso quello di Tim Burton, tutti i Chaplin, i Buster Keaton e Il gabinetto del Dottor Caligari, Nosferatu e L’ombra del vampiro, tanti filmini 80’s, Spie come noi, Cannonball, tutta la serie di Chevy Chase, e tutti i film che i miei amici di #bolognina mi consigliavano, Ciuf, Flo` e tutti gli altri che oramai si son persi nel tempo. Senza parlare di tutta la musica che ho ascoltato, tutte le volte (mi è tornato in mente ieri) che saltavo come un pirla sulla sedia per la versione (a mio modesto parere) punk di Sweet Jane. Devo ammetere che mi manca un po’ quel periodo e spero di poterne vivere un altro simile in futuro.
Niente querty per i francesi
L’ho vista! Stamattina aspettando la rer l’ho vista! E’ li’ davanti agli occhi di tutti!!!
Detesto la tastiera azerty francese.
let the stones crack, let the earth quake
Stanotte pare non si dorma. Son già un paio di gg che fatico a prendere sonno. Ho realizzato in questo momento che sia tutta colpa mia, devo evitare di prevenire.
Il vantaggio di tutto ciò è che forse di notte vengono fuori le cose le più strane e forse sincere. O forse non è vero niente. Gh.
Penso che tra tutti i sentimenti negativi che possono passare per il cervello umano, la frustrazione sia il peggiore di tutti. Qualche mese fa ho letto un simpatico libro contenente l’andamento di una serie di conferenze, forse più corretto di ‘incontri’, tra vari scienziati della mente psicologi, neurologi e filosofi e sua santità il Dalai Lama. Lo scopo di tutto ciò era un confronto tra la scienza della mente occidentale e quella orientale, il buddismo. Mi ha relativamente stupito leggere che nella filosofia orientale esiste una catalogazione di tutti i sentimenti umani, positivi e negativi. Certo le difficoltà del confronto comprendevano anche la lingua, perchè certe emozioni in tibetano possono essere espresse attraverso più parole e vice-versa. Ho riflettuto successivamente in particolare su questo elenco ed in particolare sulla frustrazione perchè mi sembrava piuttosto interessante. Da quel che ricordo, orario e memoria mia a parte, la frustrazione derivava dalla fusione della rabbia con la infelicità. In un altro senso si può descrivere (in italiano) come invidia. L’invidia nasce dall’infelicità essenzialmente e si propaga nella rabbia quando ci si accorge della felicità altrui. E’ particolarmente nociva se ci si sofferma un attimo, e particolarmente negativa. Perchè abbina l’insoddisfazione personale con la rabbia nei confronti del prossimo. Chi non ha mai provato un qualcosa del genere? Una analisi più ampia diventa a questo punto snella. Chi non si è sentito appagato almeno una volta dalla propria esistenza? E chi non ha mai notato che l’erba del vicino è estremamente più verde della propria. Indi? Indi si sviluppa un sentimento negativo nei confronti degli altri. Esempietto più pratico per pochi (forse uno solo) lettori del monocromo. Grazie all’uni ho conosciuto particolarmente un soggetto che vive nell’inedia più totale. Nella mancanza di spirito di iniziativa e di vita. Questo soggetto è sempre risultato, non solo ai miei occhi, poco simpatico. Ho sempre pensato che questo derivasse dal fatto che, pur nella sua infelicità, questo personaggio rappresentasse un po’ quello che molti di noi vorrebbe: vivere a modo proprio. Perchè noi ci si sbatteva da mattina a sera – perchè la vita questo è, senza voler essere negativo perchè in questo momento non lo sono affatto – mentre questo continuava nella propria lenta esistenza, ma la mancanza di cause di problemi implica la mancanza di problemi. Premettendo che mai al mondo avrei fatto cambio con lui, mi torna alla mente un post di un blogghino che tenevo anni fa, intitolato ‘Niente nuove’. La riflessione (o le baggianate che dir si voglia) del tempo, prendeva spunto da un adagio della mia nonna per cui ‘Niente nuove, buone nuove’. Nei miei momenti da diciottenne depresso ho pensato che tutto ciò avesse un senso, col passare degli anni però ho rifiutato (ed il post del tempo era il mio J’accuse) questa concezione. La spiegazione, e mo’ me la rido, deriva da una altro adagio di un vecchissimo amico che purtroppo ho perso col tempo, il quale una sera di boria o forse sbornia, mi disse ‘Gabry, la vita quando vuole è un vero casino, però quando spacca, spacca sul serio’. Non penso di aver bisogno di spiegare più di così. Erano bei tempi, piccola parentesi malinconica, ero appena tornato dall’interrail e certi giorni il cielo mi si apri sopra la testa così, forse senza motivo. Forse dovrei rifare mio quell’adagio, perchè mi pare ancora più che attuale. Tutto questo logorroico discorso per dire che la felicità è solamente dentro di noi, e tutto ciò è palese davanti a tutti. Quando si è felici, innamorati ad esempio, tutto è bello, perchè non si può cercare in giro qualcosa che è solamente dentro di noi. Certo, stamattina ho parlato con la mia mamma via skype, la quale ha suggerito che dovrei pensare meno. E’ curioso tutto ciò, curioso più che altro perchè in tanti me lo hanno suggerito ma mai me lo son sentito dire dalla mia mamma. Penso che, come al solito, sia colpa mia che non condivido tutto ciò col resto del pianeta. Anche ora che lo sto facendo, mi sto nascondendo dietro ad un diario online. Cmq, a parte tutto, bisogna riflettere sulla frustrazione, e tenere sempre a mente cosa significa. Da una parte per capire meglio gli altri e dall’altra per evitare stupidi battibecchi come quelli di stasera.
Scusami collega, dovevo dirtelo prima.
Dovrei imparare dagli altri italiani quì, più relax.
Ogni tanto mi dimentico di quanto sia bello scrivere. Una volta (basta!) era la mia via di fuga, mentre gli altri fuggivano con l’aereo, io lo facevo con le parole; mi dispiace un sacco aver perso anni di scritti. Inutile dire quante volte abbia iniziato pensando di scrivere un ‘Piccolo vadevecum dell’esistenza’. Oltre che stupido son sempre stato parecchio modesto… E mi dispiace non aver mai concluso niente. Più concentrazione cribbio! Me lo ripeto un sacco in questi giorni ma forse ancora non ci son arrivato. Troppe distrazioni? Non saprei, penso troppi pensieri che distraggono. Puntualizzazione derivante dal fatto che ‘distrazioni’ è forse troppo positivo come termine.
E’ veramente fiQo questo ciddì, Volk per la cronaca. (Il termine Volk è uno di quei vocaboli tedeschi le cui connotazioni trascendono l’accezione specifica. Volk è una parola assai più pregnante che non “popolo”, dal momento che, per i pensatori tedeschi, fin dall’inizio del Romanticismo germanico, sullo scorcio del diciottesimo secolo, Volk denotava una serie di individui legati da una “essenza” trascendente, volta a volta definita “natura” o “cosmo” o “mito”, ma in ogni caso tutt’uno con la più segreta natura dell’uomo e che costituiva la fonte della sua creatività, dei suoi sentimenti più profondi, della sua individualità, della sua comunione con gli altri membri del Volk.)
Mi ha fatto un sacco piacere, l’esternazioni di affetto ricevute in questi giorni. Con il distacco, tante cose diventano più chiare e forse diventa anche più facile esprimerle. Altro particolare che mi pare naturale ma per questo motivo mi fanno arrabbiare un sacco; perchè bisogna avere una scusa per notare queste cose? Più attenzione amici miei, più attenzione a tutti i particolari che pervadono la nostra giornata. E’ difficile, difficilissimo, ma la puta mierda bisogna farlo. Il mio spagnolo è ancora giovane, non fateci caso. Cercare, cercare, cercare! Non fermarsi mai. Leggevo per puro caso ieri (che pezza stasera eh) un articolo di uno studio americano per cui la continua attività mentale protegga da malattie come l’alzeimer. Modestia a parte, ero arrivato a questa conclusione (com’ero intelligente
) in un post di qualche anno fa. Allora come ora mi dispiace fare confronti, però è notevole come una continua attività aiuti a vivere più a lungo. Mi dispiace perchè questo confronto deriva dall’osservazione dei miei nonni. Ho visto personalmente negli anni, spegnersi il nonno che se n’è andato oramai un anno fa, penso perchè (riferimento molto difficile ma azzeccatissimo:”the old man spoke up in a bar, said I never been in prison, a lifetima serving one machine, is ten times worse than prison”) una vita di lavoro in fabbrica piano piano sbruciacchi neuroni.
Che dire, penso sia arrivato il momento di coricarsi. Senza pensieri e con la soddisfazione della scrittura che, come sempre mi fa sentire vivo.
Buonanotte
Etcì
La domanda iniziale, che prendeva spunto da questo malessere che mi porto dietro da un po’, era:”ma io mi diverto mai”?
Perché le implicazioni potevano essere molteplici, dal pensare che io non sia fatto per divertirmi (colpa mia) al fatto che io non riesca proprio a farlo. Ho passato in rassegna un po’ di momenti del passato più o meno recente per capire quale fosse la situazione. Ho cercato serate in cui mi son divertito ed ho trovato: la serata con Elena, la serata con la petite e Vale, la serata del mio comply col Lombo e Cipi, la serata al Rockp col Lombo e Cipi, la serata con i colleghi tutti, la serata col Lollo e il Lug. Passandole un attimo in rassegna posso dire che la serata petite-Vale è stata più una serata soddisfacente, personalmente soddisfacente, perché ho potuto avvicinare due persone a me molto care. Il mio comply con Lombo e Cipi era solo sbornia. Le serate Rockp col Lombo e Cipi e quella con Elena son state divertenti nel senso vero della parola, son stato bene, ho fatto cose che mi piacevano con persone a cui voglio bene. Tutte le altre son state qualcosa di differente dal divertimento, son stati momenti in cui mi son sentito a mio agio con persone che, per qualche vario motivo, mi vogliono bene. Il fatto di sentirmi accettato a me fa questo effetto molto forte, come le serate Collina dei conigli, divertenti un sacco perché ci si conosce tutti. A me piacciono un sacco queste situazioni. Dovrei aggiungere alla lista, gli aperitivi col Tasso, piacevoli assai perché molto intimi e personali. Quindi, mettiamo in lista: divertimento e agio. Poi, andiamo un attimo avanti nel tempo: Torcy. Non so sinceramente, le nottate in giro per la capitale son state veramente belle, dunque Sacre Coeur e Eiffel. La prima non saprei dire perché, forse il momento in sé, il fatto di essere sulla terrazza di una grande città come Parigi e sicuramente emozionante. E l’altra, penso si possa dire emozione personale, sensazione di libertà. Quindi, continuando: emozione, libertà. Prima di passare alle emozioni negative, voglio andare a fondo di quelle positive. Se penso a sensazioni positive nel recente trovo: soddisfazione personale, quando il proprio agire porta a conseguenze positive, come al lavoro. Anche se dovrei riflettere bene sul chi sia la causa di questa sensazione, se io tutto personale, oppure se debbano essere gli altri. Questo è un problema non da poco, ma più tardi. In questo ambito posso aggiungere pure la stessa soddisfazione, però a livello umano, quando ci si sente apprezzati, e importanti. In questo particolare ambito mi sento particolarmente afferrato, perché penso di sapere come dare attenzione alle persone e farle sentire bene. Di contro, conosco poche persone che lo san fare, anche se prima della partenza son aumentate esponenzialmente. Un’altra sensazione positiva da mettere in lista è la soddisfazione in campo sentimentale, che penso sia comunque molto varia e variegata; nel mio caso in particolare posso dire che per me deriva dalla sentore di avere davanti, tra le mie braccia… non so. Mi son bloccato. Non è la prima volta che mi succede, che mi succede di non riuscire a descrive cosa mi lega alla petite. Attualmente è un grosso bug, in quanto se voglio elencare tutti motivi di positività, quelli che rientrano nella sfera sentimentale son oltremodo importanti. Però ora va così. Forse, se consideriamo semplicemente che la mancanza di tutte le sfaccettature sopra porta a negatività, allora di contro posso dire sicuramente che la petite porta positività perché mi fa divertire, ma fa sentire a mio agio, mi fa sentire apprezzato, mi emoziona, tante volte mi emoziona e mi fa sentire libero di essere me stesso. Ecco, si finisce sempre qui, negli elogi alla petite, giuro che non ho fatto apposta, son cose che son venute da sole. A breve anche l’elenco delle negative eh, non disperate