Mail#2 to Manson’s Family aka Quanto son friQQettone?

Ottobre 8, 2008 at 10:45 am (pensieri) (, , , , )

[...] Per l’università non sono ancora completamente stabile e la cosa mi da parecchio fastidio, però ho deciso di prendere tutta la faccenda in maniera molto tranquilla e di dormire la notte. Perchè tutti raccontano di una esperienza fantastica, divertentissima e che rimarrà per sempre, perchè devo essere sempre io l’unico che non si gode le cose? Penso che (e mi succede sempre) le permanenze all’estero siano una arma a doppio taglio, perchè hanno tra gli effetti collaterali la capacità di far pensare quelllo che si sta vivendo in parallelo alle abitudini in madre patrie. E allora mi vengono in mente un sacco di posti a forlì che con l’arrivo dell’autunno si tingono di giallo. Cose che ho sotto gli occhi tutti gli anni negli ultimi 26 ma che spesso passano in secondo piano. Ed è brutto, penso. Mi ricordo alle elementari una uscita ai giardini della resistenza per ‘osservare e descrivere’. A quei tempi ci si accorge ancora delle foglie che cadono e cose del genere. Ora non più. Una volta, ad esempio, l’autunno era la stagione delle foglie eccecc, mo’ significa la fine dell’estate, il ricominciare a studiare o smettere di lavorare (per me), il freddo, i pub la sera ecc. Penso che non sia giusto tutto ciò. Penso che non debba passare 3 settimane a 2000 km da casa per vedere e capire queste cose. E allora? Più attenzione per i particolari? Biensur. Ma allora non solo ai particolari ambientali o climatici ma a tutti gli altri. Però, come si fa? Come si fa a ritagliarsi del tempo per tutte queste cose? Son io che non so fare? O forse è l’ambiente nel quale son (siamo) inserito che non me lo permette? Son cresciuto in una situazione come questa e attualmente (persino quì in Francia) mi sembra fuori di testa avere del tempo libero. Perchè ogni piccola parte di tempo libero è una perdita di tempo. Perchè in quell’attimo si sarebbe potuto produrre (nel senso più vario del termine e anche in rifermento a ‘Produci, consuma, crepa’ dei cari CCCP) qualcosa, perchè c’è qualcosa a cui bisogna arrivare, c’è sempre qualcosa lì ad attendere e bisogna arrivarci. Bisogna sempre correre per arrivare. Perchè se studio adesso poi finisco prima. Se finisco prima trovo lavoro prima. Che delirio (il mio)! Anche perchè son cose che forse mi invento io personalmente. Quando forse dovrei darmi un attimo più di valore. Perchè mi son accorto questo settembre, senza poter dare esami, che la mia giornata era normalmente scandita dallo studio e dal lavoro. Mi son accorto, di non avere niente di mio da fare… Però penso che possa esistere una dimensione più umana. O forse no. Forse son solamente io che da utopista quale mi reputo, spero in qualcosa a cui non si può tornare. Gh. Non so perchè son arrivato fino a questo punto, pensavo di fermarmi molto prima. Gli spostamenti mi fanno questo effetto, mi danno modo di uscire dal sistema e pensare (relativamente ad ‘uscire dal sistema’ ci sarebbero da scrivere km di mail). Spero cmq di non avervi annoiato. Però, come si fa a non vivere così? Come si fa? Ho conosciuto dei professori quì, eminenti cervelloidi che hanno dedicato la propria vita allo studio e hanno eccelso nel loro campo. E so che anche a me piacerebbe, anche più nel piccolo, potermi realizzare personalmente. E per farlo bisogna correre correre correre. E allora? Forse tutta questa mail lascia il tempo che trova.[...]

Permalink Lascia un Commento

Mail#1 to petite

Ottobre 8, 2008 at 10:41 am (pensieri) (, , )

[...] Ho dovuto scrivere metà di questa mail prima di accorgermi di stare scrivendo un sacco di cazzate. Ovvio che ognuno vive questa esperienza come vuole, solamente che io mi son sentito sempre… nn so come
spiegarlo, però son sempre riuscito a individuare quello che avrei dovuto fare in questa e quella situazione, semplicemente guardando quello che facevano gli altri. Questo per due motivi, il primo
semplicemente perchè ho spesso visto negli altri particolari che avrei voluto sviluppare in me e che quindi consideravo la ‘normalità’, il secondo perchè mi sentivo inferiore. Ammetto, in passato di aver fatto
un paio di cose che genuinamente non avrei voluto fare e che ho fatto perchè volevo sentirmi come gli altri. Ed allora? Ed allora è stupido chiederti cosa hai fatto te e quali esperienze mi manchino. O sbaglio? Perchè poi questa non è solamente una questione mia personale. Son cose che mi son state inculcate. Io spesso, anche se più di frequente negli ultimi tempi, ho cercato di fare solo quello che mi sembrava gentile fare nei miei confronti. Però spesso, tante volte, mi son sentito dire ‘ma come? ma non…’ qualcosa che non ho fatto o che non volevo fare. Ed è brutto e martellante. Certo da, un lato, è giusto perchè altrimenti tante cose non le avrei vissute o fatte, però dall’altro è frustrante sai? Cercare di essere sempre ‘all’avanguardia’, è stressante. Non metto in dubbio il fine ultimo che questo martellamento ha condotto, però forse il metodo un po’ ‘violento’ nei miei confronti – anche se tu mi conosci, nella mia testa dura certe cose entrano solo con violenza. Una delle prime cose che ho assimilato quì, l’ho assimilata una delle prime sere, ero nella camera di una amica spagnola e si stava parlando in varie persone di questioni amorose (han voluto sapere come ci siam conosciuti ecc ecc gh) e verso la fine mi ha chiesto cosa pensassi della promiscuità. Io ero stanco ed ho incominciato a parlare in inglese perchè ad una certa ora il francese non esce più. Yep, I think it’s cool, ‘cos you must have many differents experiences to find out what you really want from the world, in love too. But there is the time for that and the time for find the right person and make esperiences no more, just ‘cos you know for shore that you have found the right person. Ed ella (gh) era d’accordo, anche se poi ha aggiunto che lei sta con il ragazzo attuale da 6 anni ed è sicura di aver trovato la persona giusta. Ed io poi, dato che ancora avevo poco a fare, ho pensato e ripensato a questa cosa, capendo che – e poi gliel’ho anche detto – l’importante è arrivare allo stesso punto, non conta quale – e lei si è poi dimostrata d’accordo. A questo, aggiungo anche una piccola citazione di Verlaine che ho letto di recente:’L'art, mes enfants, c’est d’être absolument soi-même.’ E allora??? Bisogna essere sè stessi o bisogna guardare gli altri per migliorare??? Eh! Sappiamo benissimo quale sia il mio punto di vista. Ho realizzato e forse autogiustificato negli anni la convinzione che cercare delle regole precise e spesso estremiste sia una tradizione particolarmente occidentale ed europea. Per tanti motivi, perchè è più facile seguire una regola ferrea, perchè è più facile definirla, perchè è più facile sentirsi parte di qualcosa in questa maniera, perchè solo chi si veste in una certa maniera, solo chi fa un certo saluto, solo chi crede fermamente in … è fiQo. Il senso di apparteneza si sa, è importante per tutti ed io, certe volte, mi scorgo in atteggiamenti da 15enne isterica. Per tornare invece a quanto accennato un attimo sopra, e per tirare acqua al mio mulino (gh) la soluzione è solamente una al nostro problema. Certo essere il più possibile sè stessi, magari avendo la umiltà di modificare sè stessi, per il futuro. Quindi? L’equilibrio! E deve essere secondo me – l’equilibrio! – qualcosa di molto sincero, bisogna assimilare veramente gli atteggiamenti che si intende assimilare, perchè – equilibrio! – altrimenti ci si obbliga in qualche cosa e non si è più sè stessi!

[...]

Permalink Lascia un Commento