Il rumore della neve
Ieri notte, intorno all’una, mi son appropinquato verso casa a piedi in mezzo ai laghetti e ai sentieri che da Logne portano a Torcy. E’ stata oggettivamente una gita di piacere, liberatoria (per questo son sceso prima dalla RER) ed estremamente rilassante. Solo io, la neve e la luna piena.
Oggi mi ritrovo a riflettere sulla dualità spiccatamente distinta tra spirito e corpo. E’ un discorso molto complicato per me, in quanto progressive riflessioni hanno sempre condotto ad concludere che l’anima non esiste, è solamente una conseguenza del corpo. Questo perchè a parere mio, questa risulta un’effetto collaterale del corpo, del cervello in particolare. Ammetto che non è una conclusione mia, sarebbe stata troppo complicata per me, ma che è diventata subito mia. In vari istanze diverse ho ritrovato questo concetto (non fatemi scrivere la bibbliografia, non mi ricordo assolutamente) che certi testi chiamano olistico (ammetto di averlo trovato su wiki, perchè non ricordo la parola esatta) e che spiegherebbe la coscienza umana come una conseguenza, voluta o meno, della struttura cerebrale. Sul fatto che questo effetto sia voluto o meno si potrebbe ragionare alla Darwin (questo blog è darviniano), quindi pensare che una scimmietta un poco più ritardata delle altre un giorno abbia trovato vantaggi da questo ritardo e quindi la sua discendenza si sia potuta sviluppare più che le altre. Quindi? Prima conseguenza a breve, la coscienza è una conseguenza inaspettata della struttura cerebrale. Questa conseguenza è essenzialmente fisica perchè son oggettivamente convinto oramai, che il cervello non sia una macchina programmabile ma una struttura che per colpa della sua stessa struttura, effettua consequenzialità chimiche che noi chiamiamo ragionamenti a volte, sentimenti altre volte.
I miei librini spesso portavano esempi reali di queste conseguenze in sistemi complessi come sistemi biologici, fisici ed a volte anche economici. Assumendo che anche il cervello sia un sistema complesso, portiamo acqua al mulino della nostra tesi.
Quindi? Qual è il mio problema? Il mio problema consiste nel fatto che posso distinguere 2 tipi di coscienza (nel mio cervello intendo) una che può essere sintetizzata in corpo e l’altra in spirito. Questo potrebbe cozzare con tutto quanto scritto fino a questo momento. Però forse è il motivo principale (tolto l’antropocentrismo che da sempre caratterizza il pensiero umano) che può giustificare millenni di religioni. Da una parte, come già detto, all’uomo (asd solo all’uomo, perchè alla donna non è mai stato dato diritto di parola) piace essere al centro del mondo e al centro dell’universo, quindi pensare di scomparire un giorno nello spazio siderale, non rientra certo nelle sue aspettative; da un’altra parte, ascoltavo proprio qualche giorno fa in italy una conferenzina via radio maria (adoro radio maria, mi fa sentire meglio) relativamente alle religioni orientali e si inveiva contro il concetto (il non concetto) di anima che queste filosofie predicano. Il conferenziere, penso fosse il gran guru di radio maria, spiegava ed effettivamente sfotteva la concezione buddista di anima, che va sicuramente contro il concetto di uomo come animale preferito da Dio. Penso che questo derivi sempre dal desiderio di prevalicazione e paura insito nell’uomo dall’alba dei tempi. E’ brutto pensare di essere un niente in mezzo al niente. Dio come fenomeno olistico? In estrema conseguenza penso di sì. Per ultimo, penso che il mio dilemma di questa domenica mattina soleggiata Torcystica possa aver confuso parecchie persone in passato. Perchè è veramente difficile vedere che in fondo l’istinto (il corpo) e la ragione (lo spirito) sia due conseguenze dello stesso fenomeno. Forse perchè sono agli antipodi ed è facile vedere gli istinti più vicini alla dimensione fisica mentre la ragione più elevata, nobile e più “controllabile”. Ed anche perchè, forse lo spirito può controllare il corpo. Certo, ma anche il corpo può controllare la ragione, solamente che questo non è considerato come un concetto nobile o moralmente accetabile. E’ sempre lo stesso problema, per tanto tempo in europa (lo considero anche un vantaggio nostro eh, non solo una sventura) la cultura e la morale derivava dalla religione, quindi solo lo spirito che controlla il corpo veniva annotato e considerato come positivo. Ora, facendo un piccolo passettino (per me scontato) e uscendo di un livello dal sistema, possiamo considerare questi due aspetti come allo stesso livello e forse anche complementari (?). Quindi possiamo permetterci di concludere che questi sono della stessa natura. Quindi il mio dilemma di stamane è risolto. E non devo neanche vergognarmi del mio lato fisico ma osservarlo e comprenderlo come consigliava Osho con la rabbia. E adesso ho voglia di ascoltare Requiem di Wolfgang ed aggiungere… petite! Je t’adore! : )
La neve è un elemento puro, come Gaber considerava la schiuma. E’ rilassante, il rumore sotto le scarpe fa compagnia nel passeggiare da soli. E rende tutto più morbido e accogliente. Spero un giorno di poterlo regalare a qualcuno.
Era da tanto che volevo liberarmi di questi pensieri, mi dispiaceva non averli mai fatti uscire dal mio cranietto ; ) Tante di queste idee non son prettamente mie, anche perchè non vivo di questo purtroppo, quindi non ho possibilità spesso di arrivare a svilupparne. Però mi piace pensare di poterle raggruppare e vedere che piano piano qualcosa emerge…
let the stones crack, let the earth quake
Stanotte pare non si dorma. Son già un paio di gg che fatico a prendere sonno. Ho realizzato in questo momento che sia tutta colpa mia, devo evitare di prevenire.
Il vantaggio di tutto ciò è che forse di notte vengono fuori le cose le più strane e forse sincere. O forse non è vero niente. Gh.
Penso che tra tutti i sentimenti negativi che possono passare per il cervello umano, la frustrazione sia il peggiore di tutti. Qualche mese fa ho letto un simpatico libro contenente l’andamento di una serie di conferenze, forse più corretto di ‘incontri’, tra vari scienziati della mente psicologi, neurologi e filosofi e sua santità il Dalai Lama. Lo scopo di tutto ciò era un confronto tra la scienza della mente occidentale e quella orientale, il buddismo. Mi ha relativamente stupito leggere che nella filosofia orientale esiste una catalogazione di tutti i sentimenti umani, positivi e negativi. Certo le difficoltà del confronto comprendevano anche la lingua, perchè certe emozioni in tibetano possono essere espresse attraverso più parole e vice-versa. Ho riflettuto successivamente in particolare su questo elenco ed in particolare sulla frustrazione perchè mi sembrava piuttosto interessante. Da quel che ricordo, orario e memoria mia a parte, la frustrazione derivava dalla fusione della rabbia con la infelicità. In un altro senso si può descrivere (in italiano) come invidia. L’invidia nasce dall’infelicità essenzialmente e si propaga nella rabbia quando ci si accorge della felicità altrui. E’ particolarmente nociva se ci si sofferma un attimo, e particolarmente negativa. Perchè abbina l’insoddisfazione personale con la rabbia nei confronti del prossimo. Chi non ha mai provato un qualcosa del genere? Una analisi più ampia diventa a questo punto snella. Chi non si è sentito appagato almeno una volta dalla propria esistenza? E chi non ha mai notato che l’erba del vicino è estremamente più verde della propria. Indi? Indi si sviluppa un sentimento negativo nei confronti degli altri. Esempietto più pratico per pochi (forse uno solo) lettori del monocromo. Grazie all’uni ho conosciuto particolarmente un soggetto che vive nell’inedia più totale. Nella mancanza di spirito di iniziativa e di vita. Questo soggetto è sempre risultato, non solo ai miei occhi, poco simpatico. Ho sempre pensato che questo derivasse dal fatto che, pur nella sua infelicità, questo personaggio rappresentasse un po’ quello che molti di noi vorrebbe: vivere a modo proprio. Perchè noi ci si sbatteva da mattina a sera – perchè la vita questo è, senza voler essere negativo perchè in questo momento non lo sono affatto – mentre questo continuava nella propria lenta esistenza, ma la mancanza di cause di problemi implica la mancanza di problemi. Premettendo che mai al mondo avrei fatto cambio con lui, mi torna alla mente un post di un blogghino che tenevo anni fa, intitolato ‘Niente nuove’. La riflessione (o le baggianate che dir si voglia) del tempo, prendeva spunto da un adagio della mia nonna per cui ‘Niente nuove, buone nuove’. Nei miei momenti da diciottenne depresso ho pensato che tutto ciò avesse un senso, col passare degli anni però ho rifiutato (ed il post del tempo era il mio J’accuse) questa concezione. La spiegazione, e mo’ me la rido, deriva da una altro adagio di un vecchissimo amico che purtroppo ho perso col tempo, il quale una sera di boria o forse sbornia, mi disse ‘Gabry, la vita quando vuole è un vero casino, però quando spacca, spacca sul serio’. Non penso di aver bisogno di spiegare più di così. Erano bei tempi, piccola parentesi malinconica, ero appena tornato dall’interrail e certi giorni il cielo mi si apri sopra la testa così, forse senza motivo. Forse dovrei rifare mio quell’adagio, perchè mi pare ancora più che attuale. Tutto questo logorroico discorso per dire che la felicità è solamente dentro di noi, e tutto ciò è palese davanti a tutti. Quando si è felici, innamorati ad esempio, tutto è bello, perchè non si può cercare in giro qualcosa che è solamente dentro di noi. Certo, stamattina ho parlato con la mia mamma via skype, la quale ha suggerito che dovrei pensare meno. E’ curioso tutto ciò, curioso più che altro perchè in tanti me lo hanno suggerito ma mai me lo son sentito dire dalla mia mamma. Penso che, come al solito, sia colpa mia che non condivido tutto ciò col resto del pianeta. Anche ora che lo sto facendo, mi sto nascondendo dietro ad un diario online. Cmq, a parte tutto, bisogna riflettere sulla frustrazione, e tenere sempre a mente cosa significa. Da una parte per capire meglio gli altri e dall’altra per evitare stupidi battibecchi come quelli di stasera.
Scusami collega, dovevo dirtelo prima.
Dovrei imparare dagli altri italiani quì, più relax.
Ogni tanto mi dimentico di quanto sia bello scrivere. Una volta (basta!) era la mia via di fuga, mentre gli altri fuggivano con l’aereo, io lo facevo con le parole; mi dispiace un sacco aver perso anni di scritti. Inutile dire quante volte abbia iniziato pensando di scrivere un ‘Piccolo vadevecum dell’esistenza’. Oltre che stupido son sempre stato parecchio modesto… E mi dispiace non aver mai concluso niente. Più concentrazione cribbio! Me lo ripeto un sacco in questi giorni ma forse ancora non ci son arrivato. Troppe distrazioni? Non saprei, penso troppi pensieri che distraggono. Puntualizzazione derivante dal fatto che ‘distrazioni’ è forse troppo positivo come termine.
E’ veramente fiQo questo ciddì, Volk per la cronaca. (Il termine Volk è uno di quei vocaboli tedeschi le cui connotazioni trascendono l’accezione specifica. Volk è una parola assai più pregnante che non “popolo”, dal momento che, per i pensatori tedeschi, fin dall’inizio del Romanticismo germanico, sullo scorcio del diciottesimo secolo, Volk denotava una serie di individui legati da una “essenza” trascendente, volta a volta definita “natura” o “cosmo” o “mito”, ma in ogni caso tutt’uno con la più segreta natura dell’uomo e che costituiva la fonte della sua creatività, dei suoi sentimenti più profondi, della sua individualità, della sua comunione con gli altri membri del Volk.)
Mi ha fatto un sacco piacere, l’esternazioni di affetto ricevute in questi giorni. Con il distacco, tante cose diventano più chiare e forse diventa anche più facile esprimerle. Altro particolare che mi pare naturale ma per questo motivo mi fanno arrabbiare un sacco; perchè bisogna avere una scusa per notare queste cose? Più attenzione amici miei, più attenzione a tutti i particolari che pervadono la nostra giornata. E’ difficile, difficilissimo, ma la puta mierda bisogna farlo. Il mio spagnolo è ancora giovane, non fateci caso. Cercare, cercare, cercare! Non fermarsi mai. Leggevo per puro caso ieri (che pezza stasera eh) un articolo di uno studio americano per cui la continua attività mentale protegga da malattie come l’alzeimer. Modestia a parte, ero arrivato a questa conclusione (com’ero intelligente
) in un post di qualche anno fa. Allora come ora mi dispiace fare confronti, però è notevole come una continua attività aiuti a vivere più a lungo. Mi dispiace perchè questo confronto deriva dall’osservazione dei miei nonni. Ho visto personalmente negli anni, spegnersi il nonno che se n’è andato oramai un anno fa, penso perchè (riferimento molto difficile ma azzeccatissimo:”the old man spoke up in a bar, said I never been in prison, a lifetima serving one machine, is ten times worse than prison”) una vita di lavoro in fabbrica piano piano sbruciacchi neuroni.
Che dire, penso sia arrivato il momento di coricarsi. Senza pensieri e con la soddisfazione della scrittura che, come sempre mi fa sentire vivo.
Buonanotte